gen
07
2010
Della lama del guardaboschi non vide mai il segno,
fu la piena del torrente;
l’acqua si infilò tra le mie crepe, spinse sul fusto,
non riuscii a trattenere a me la radice.
Fu la mia in-consistenza o la furia della corrente?
Piovve tutta la notte e poi il giorno e un’altra notte.
Col sole fui spoglio.
Sterile.
La superficie liscia, inattaccabile.
Ci vollero altre acque a bere e soli a spaccare, muschi a concimare e insetti a riparare.
Finché lo storno lasciò cadere un seme.
Lo accolsi.
E ancora altre acque e altri soli, muschi e insetti.
Il seme, a germogliare.
Mi si faccia di una pasta più tenera prima, che mi si conficchi nell’anima il legno.
La fibra mi arrivi dal cielo, la tempra ricresca col vento.
L’intreccio si provi col gelo, quando solo di bianco m’ammanto.
Che sia frutto o bufera il domani con certezza non posso sperare.
Ma lo voglio, lo faccio, lo cresco.
Son terra.
dic
10
2009
We lose ourselves when we compromise the very ideals that we fight to defend.
B. Obama
nov
23
2009
Non sei migliore né peggiore.
Sei uguale.
nov
17
2009
Mandami un segno, un rimando, un petalo di rosa.
Un raggio di blu.
Scollami se puoi da questa vita grigia che nessuno sceglie.
È che non sceglie.
Balle.
Il destino non esiste.
Muovo però al ritmo di una musica che mai ascolterei.
Burattino negli arti e dei fatti.
Quale costrizione?
Quale assurda legge o regime mi opprime a ciò?
Scuotimi al torpore di uno senza sogno.
Che all’Uomo non manca mai.
Qual’è l’essenza del mio legno?
Annusala e ritrovala per me.
set
05
2009
Tra tutte son tante,
una goccia nel mare
in un giorno qualunque
lo sguardo distoglie.
Tremava il distacco
pur senza radice
dal mondo fatato
di pesci e conchiglie.
Un viaggio ’si breve,
varcare la soglia,
un passo, uno solo
che par non finisce.
Eppure là sotto
di gocce a milioni
la stringono attorno
ma è lei che capisce.
Che buffo quel balzo
nel cielo infinito,
lasciar la tua casa
per esser dimora.
Così quel granello
nel vento rapisci
per farne una nuvola
perché non lo è ancora. |
Incontro dell’altro,
tremendo mistero
incorpora un seme
che mangi da sposa.
Scatena un diluvio
tempesta di vita
a nutrire la terra
di frutti orgogliosa.
E piove nei campi,
sui prati, sui fiori
son lacrime e gioia,
nel ferro, un anello.
Mistero l’incontro
memoria il ricordo
da qui tutto parte
è il giorno più bello.
A Sara e Gianni
|
ago
24
2009
Da dovunque arrivo,
vengo ad occupare con lo spazio del mio corpo, un luogo.
E mentre tutti lo vedono, lo toccano, lo vivono, nessuno che lo abiti.
In quest’aria, tu.
Lungo la spiaggia in fila: una spalla, un braccio, il blu.
Ecco, questo tempo.
Vorrei essere nato qui.
E forse lo sono.
Di certo è casa mia.
Per lo spazio breve di un’esistenza.
Per il tempo duro di un’assenza.
giu
23
2009
Come biglie di vetro a strofinare
conservo schegge intere di un ricordo.
In disordine ti incontro e sbando
senza macchina né strada.
Eppure non uno solo che riaffiora
ma luce nuova ammaestra nuove cose.
D’allora ho memoria ad occhi chiusi
un senso basterebbe a riportarle.
Di queste alcune gioie ed altre gemme
accolte da un giaciglio di cartone.
Che il senso si capisce non è quello
e invece è quello a dare a tutto il senso.
Di pelle o di giustezza il salto
come si nasce è nuvola per l’uomo.
Che riempie gli occhi e ti colora i giorni
mistero tra i misteri del creato.
È di un regalo che qui si sta parlando
da fare l’uno all’altro e l’altro all’uno.
A dir così sembra non valga niente
che a loro guadagnar sembrar non prende.
Siccome a più gettar nulla rapisce
è ben più dell’oro che c’è da benedire.
Ma più preziose ancora son quattro caramelle
che al bimbo solo non vanno che donate.
Per suscitar negli occhi meraviglia
e un battito più in là cammina il cuore.
mag
01
2009
- Cosa ricordi?
- Le cose importanti.
- E quali sono?
- Ci devo pensare.
Un po’ di sabbia nelle scarpe. Dei più un fastidio.
La domanda è importante, cosa leggo no, non lo ricordo.
Mi avvicino e non lo so che svolta, muove il punto di vista e il bersaglio è a un altro piano, nel campo invisibile di un occhio che non sapevo miope, l’esistenza non mette mai a fuoco da sola.
Il quadro invece è fisso, non treman più le mani da troppo allora, eppure stan li a ingarbugliarsi nei fili della pancia.
Nel freddo fuori su un tavolo di legno a passar la voce ma non per altri occhi. E piove e calendari per chilometri: non c’era fretta come non ne trovo ora.
Geloso o a, e a? E a.
Di una panchina un mercato clandestino: disposti in bella vista cestini di parole, cassette, sacchi, ruote, due borse, almeno due; a barattarle sembrava di rubare.
Efferrerre, poco più in la degli occhi. Alfabeto.
Un lunghissimo non so; dimentico.
V
u
o
t
o
Bussano alla porta.
I vicini, inutili, sempre a farsi i cazzi loro quando servono, i tuoi a sputtanarti.
Ho lasciato aperto il gas, su un fornello arrugginito, una pentola: acqua.
All’inizio, come sempre, troppa ma ho studiato fisica e non cucina, mi vien da dire, inutilmente.
L’entalpia.
Eppure non me la ricordo.
Troppe regole e troppa poca arte, accade così che invece di mangiare, scoppio.
Eccomi.
Taglia i capelli, ho una molletta.