lug 14 2010

Regole

Pubblicato da Dabe in Pensiero

Non ci credo.
Non che non creda nella società, ma non credo che esistano delle regole fisse, definite, scritte.
Possono esistere le regole giurisprudenziali, formali, quelle che mi permettono di “legalizzare” (che brutto concetto e che brutta parola) la nascita di un figlio. Perché ogni singola regola è controvertibile, fragile, reversibile.
La regola vera sta scritta dentro al mio cuore.
Ufficializzare (nuovamente una pessima parola) la presenza di un figlio con un atto, con un editto, mi sembra qualcosa di cinico, di strumentale.
Vorrei come prima cosa il SUO di bene. Allora farei tutto e solo quello di cui LEI ha veramente bisogno, il resto, cioè ciò di cui IO ho veramente bisogno (che non è e non deve essere assolutamente secondario, perché io come genitore posso e devo essere il miglior genitore possibile, e per fare questo ho necessariamente bisogno di stare bene) passa assolutamente prima da me stesso.
Provo a spiegarmi, se diventare “famiglia” è un passo fondamentale per il bene di tua figlia, che le possa garantire anche da un punto di vista pratico una maggiore serenità di fronte al futuro, e tu percepisci questo passo come solo utile a lei per il suo futuro (e quindi utile a te perché ti rende più serena per questo), domandati quali sono allora le regole fondamentali per essere davvero famiglia, per stare bene sul serio in più di due.
È un confine sottile ma totalizzante per una scelta di vita, intesa come modalità con cui prendo atto della vita, della mia vita.
Questa linea sfumata tra il mio bene e il bene di mio figlio è la più grande partita che un genitore è chiamato a giocare; il riuscire a discernere le mosse che passano da una parte all’altra di questo confine sta nella coscienza di una persona eletta.

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giu 10 2010

Distanze

Pubblicato da Dabe in Pensiero

Unità di misura multiple si condensano in stati d’animo.
Anni.
Confrontati da parallassi differenti calano dentro più esistenze: chi non li ama, chi non li considera, chi non li teme.
Chilometri.
Rotolando verso un’alba, arriverei.
Passi.
Quelli che puoi contare in misure piccole sono spesso più distanti di quelli interminabili che calchi insonne in una stanza o di quelli affannati che mancano alla vetta.
Prudenze.
Risparmio inutile di piccoli imbarazzi.
Centimetri.
Mi avvicino e mi arriva per primo l’odore che ricordo familiare, mio. Socchiudo le labbra per ritrovare colma la misura, memoria di un sapore.
Parole.
Combinazioni varie di lettere che unisco tra loro creano separazioni incolmabili.
Uomini.
Allontanano agli altri chi avvicinano traendolo a sé.
Pensiero.
Rimango immobile e nell’attesa sono diversamente vigile, ricettivo. Giunge poco più di un silenzio.
Immagini.
Stupide diottrie, perché non so vedere che poco più in là del mio naso?
Pressione.
Quanta difficoltà nell’osmosi, non sarebbe più semplice l’accostarsi?
Ridursi o rassegnarsi?
Che sia nella rassegnazione l’inizio della rivoluzione?

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giu 01 2010

Latte

Pubblicato da Dabe in Pensiero

Madre e bimba.
Per il tuo frutto che meravigliosamente hai.
Ti invidio.
Per il tuo essere donna a donna.
Per questo intelligente passaggio che la natura non ha scordato.
Perché vi siete mischiate il sangue da dentro e ora il seno da fuori, così che impari a (ri)conoscerti esterna ma non estranea.
Non dubitare però che tutto questo sia anche per te.
Perché se ti avvantaggia il saperlo dell’essere figlia, altrettanto ti spaventi il furto di quell’altro cuore che con tanta cura era riposto accanto a te.
Quel muscolo asincrono un poco più basso, scippato nel parto.
Guardalo.
Non sai niente di lei.
Accostati, usalo, ora e più tardi.
Per essere mamma.
Devi essere figlia.
E un incontro, uno scontro e un nuovo incontro: latte.
 
E ora che hai l’hai letto come madre, rileggilo come figlia.

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mag 04 2010

Happiness

Pubblicato da Dabe in Pensiero

Happiness it’s not about searching. But it’s about finding.

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mag 03 2010

Suttree – Cormac McCarthy

Pubblicato da Dabe in Libri

More about Suttree

È uno dei testi più difficili che abbia mai affrontato.
È una storia a margine, Suttree, una storia di sopravvivenza, di sbando, di declino, di tragedie, di reietti. Affrescata da un McCarthy strabordante, eccessivo, ostico.
Non c’è redenzione sulla strada degli ultimi, solo un inciampo; per i più fiacchi una resa, per gli scaltri la fuga.
 
In una notte tumultuosa se ne andò per i meleti bui lungo il fiume mentre si scatenava un temporale e i lampi svelavano lui e il suo sacco vuoto. Gli alberi tutt’intorno si impennavano nel vento come cavalli e i frutti si schiantavano al suolo in un concitato scalpitio di zoccoli.
In piedi tra le foglie urlanti Suttree invocava il fulmine. Che scoppiò e tuonò e lui indicò il proprio cuore ottenebrato e lo supplicò per un po’ di luce. Sempre che esista qualche potere negli elementi della terra. Sennò riduci queste ossa in cenere. Se lo puoi, se lo puoi. Un cencio bruciato sotto la pioggia.
Si sedette contro un albero e guardò il temporale spostarsi sopra la città. Sono forse un mostro, ci sono dei mostri dentro di me?

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apr 01 2010

Certezze

Pubblicato da Dabe in Pensiero

Sedia, tavolo, scacchiera, pezzi, campanello, orologio.
Tocca a te.
Muovi.
Muoviti!
Sbaglia.
Perdi un pezzo.
Annota l’errore.
Memorizza il passo.

Cambio di scenario.

Riorganizza.
Ricomincia.
Rimuovi.
Riprendi.

Errati punti di vista.

L’altro è sorprendentemente eterologico.
Nell’unica partita a tempo non si può stabilire la durata di un’azione né la sua certezza; ma non tanto di efficacia, quanto di genitura.
Molte sconfitte per quale vittoria?

Violazione delle regole.

Devo forse intendere tutto questo come una partita? Mi alzo e abbandono; lascio il campo, me ne vado. Ridiscendo il fiume (ma quale cavolo di fiume?). Nel viaggio verso la sorgente, all’ultimo bivio ho sbagliato affluente.
Eccolo.
Imbocco con fatica l’altro corso, seminascosto da un intreccio di canne frondose, le foglie mi si appiccicano a formare uno strano sandwich: derma, cotone, clorofilla. È intricato l’imbocco, sbarrato quasi. Spine. Mi lecco una piccola ferita sul dorso della mano e il liquido denso e ferroso si spande sul palato e piano in gola, mi inebria, riguardo il graffio, ha già smesso. Mi sorprendo a pensare come pur essendo inospitale quel luogo mi dia riparo, mi offra protezione; ma non ho scelta, perché ho già scelto, forse non l’avevo mai fatto? Proseguo. Nel tratto che segue, macchie di ibisco adagiate sulla collina di fianco a me, non ne sento il profumo ma solo un’occhiata basta a saturare la macula. Distolgo lo sguardo per rivolgerlo a qualcosa di più flebile e meno ingannatore. In quel momento un’ubara si alza nell’aria; lei e la stagione al termine mi dicono che sto uscendo dal mio deserto. A quel punto mi fermo impietrito: madido di sudore in quel caldo abbagliante ho freddo. Piccole variazioni biochimiche, generate da tenui impulsi elettrici scaturiti da timide emozioni, alterano in modo impetuoso il mio equilibrio. Tremo atterrito di fronte a quell’evidenza. So.
Mi siedo e preparo un piccolo rifugio per la notte.

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mar 29 2010

For Give

Pubblicato da Dabe in Pensiero

Spero mi perdonerai
in qualche tipo di futuro.

In altri mi ringrazierai.

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mar 20 2010

Qualcuno era comunista

Pubblicato da Dabe in Pensiero,Spettacolo

Giorgio Gaber – Qualcuno era comunista


Quanto cazzo manchi Signor G…

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mar 10 2010

Volevo fare il liceo

Pubblicato da Dabe in Pensiero

Qualcosa andò male e mi ritrovai così in un istituto tecnico industriale.
La tradizione voleva che nelle prime sezioni (quelle meno suscettibili a pericolose variazioni di personale) si rintanassero i professori migliori: lo sguardo posato a volte non più distante la propria cattedra.
In quale scuola non si trova forse la 1a A?
Ai tempi, quindi, già se finivi nella F eri uno sfigato, i tuoi genitori avrebbero maledetto il sistema scolastico e la tua istruzione sarebbe andata a farsi benedire…
Per contare sulle dita delle mani la cardinalità della mia sezione avevo bisogno del mio compagno di banco: solo mettendoci assieme avremmo potuto raccoglierne tredici da contare.
L’ambiente non era male: in quaranta metri quadri respiravamo la nostra cultura in trenta; mi sembra di vedere nei tg di oggi la polizia scoprire un covo di disgraziati, materassi per terra, uno addosso all’altro a dormire, venti per stanza.
Trenta, tutti maschi, eravamo disperati. Ma non lo sapevamo.
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mar 10 2010

Faqaduck

Pubblicato da Dabe in Amici,Internet

Faqaduck

Faqaduck is devoted to collect news, share Umeat and have discussion. You can get daily happy pills, cultural interests, economy knowledges. You can find whatever you need to satisfy your curiosity. With faqaduck be what you want updating yourself.

It is my friend’s blog. Enjoy it!

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