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	<title>Michele Dabergami Web Site &#187; Libri</title>
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	<description>www.dabe.it - sito personale di Michele Dabergami</description>
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		<title>Apologia</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Apr 2011 23:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dabe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amici]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Pensiero]]></category>

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		<description><![CDATA[Qual&#8217;è che hai attorno? Quanto di sofferto, voluto e prima desiderato, sognato? Di cosa ti sei circondata? E quale il movimento: ti sei avvicinata o hai tratto? Ciò che rimane è somma. Lunga fila di addendi in spazi vuoti. Non ti stupire allora di questa ulteriore inutilità. Perché a sublimare l&#8217;essenza del dono, che nulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qual&#8217;è che hai attorno?<br />
Quanto di sofferto, voluto<br />
e prima desiderato, sognato?<br />
Di cosa ti sei circondata?<br />
E quale il movimento:<br />
ti sei avvicinata o hai tratto?<br />
Ciò che rimane è somma.<br />
Lunga fila di addendi in spazi vuoti.<br />
Non ti stupire allora<br />
di questa ulteriore inutilità.<br />
Perché a sublimare l&#8217;essenza del dono,<br />
che nulla già vuole a cambio,<br />
cosa si può di più<br />
di ciò che non serve?<br />
Difficile sarebbe: pensato,<br />
forse nemmeno immaginato;<br />
questa sia ricerca,<br />
senza cogliere frutto,<br />
né vendemmia, né raccolto.<br />
Che non si bestemmi il sudore del campo,<br />
si rimanga a versarlo sul pane.<br />
Di questo non ci si mangi,<br />
non ci si campi. A che scopo?<br />
Balsami e lozioni non osano di meglio.<br />
Ma a goderne appieno di una volta.<br />
Anche solo una volta.<br />
Di questa oscena<br />
mancanza di uso.</p>
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		<title>Mia suocera beve &#8211; Diego De Silva</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Feb 2011 19:13:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dabe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[È un trattato di filosofia sociale contemporanea (andrebbe fatto studiare a scuola, per me), meravigliosamente trasportato nella vita di quel totale perdente (nel quale mi identifico totalmente) di Vincenzo Malinconico. Si, mi mancano (ex) moglie e figli, la professione di avvocato di insuccesso (ma solo la parte di avvocato mi manca, quella di insuccesso ce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft colorbox-514" src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=3&amp;item_id=01c4dcdc4baddb34cb&amp;time=1284920945" alt="" width="111" height="168" />È un trattato di filosofia sociale contemporanea (andrebbe fatto studiare a scuola, per me), meravigliosamente trasportato nella vita di quel totale perdente (nel quale mi identifico totalmente) di Vincenzo Malinconico.<br />
Si, mi mancano (ex) moglie e figli, la professione di avvocato di insuccesso (ma solo la parte di avvocato mi manca, quella di insuccesso ce l&#8217;ho tutta) e l&#8217;avversione per la cucina giapponese che invece amo (ma questo spero sia un falso, inserito solo per adattare la storia, o almeno spero!).<br />
Non ce la fa proprio a non assecondare la sua atavica tendenza a rovinarsi la vita, è triste, fiero, soffre, e gioisce dell&#8217;esistenza tutta, con estrema e precisa lucidità.<br />
Lui sa.<br />
Poi decide a volte di fallire, di cedere, ma consapevolmente.<br />
Non dà soluzioni questo libro, si avvale della facoltà di non rispondere.<br />
Cosa, che a pensarci bene, farò pure io.</p>
<p style="text-align: justify;">-</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ora, vorrei aprire una parentesi. Per quale oscuro motivo, quando ti imbarchi in una discussione a contenuto sentimentale con la tua donna, arriva inevitabilmente il momento in cui ti trovi davanti al dogma? Alla notifica, cioè, di una fatto compiuto (ovviamente a tua insaputa; meglio ancora in tua assenza), indimostrato e palesemente illogico, che tuttavia lei ti depone davanti ai piedi come un macigno, una ragione inconfutabile che però non ti spiega manco per buona creanza e rispetto alla quale, anzi, vieni anche implicitamente informato che ti si è già prescritta ogni possibilità di rimedio? E tu non sai che cazzo dire. Te ne stai lì, a sentirti in colpa senza capire perché, mentre lei si limita a non aprire bocca.<br />
Allora tu le domandi, nel modo più gentile e ragionevole che conosci, di farti capire qual&#8217;è il problema che sembra abbiate, visto che proprio non lo vedi; ma lei, che non vuol saperne di spiegarsi, si limita a ripetere sottovoce la frase che non hai capito (il sottotesto è che non è neanche il caso che tu insista, visto che dovresti arrivarci da solo); e fra l&#8217;altro, il fatto che ti costringa a piegare la testa in avanti per farsi sentire è una cosa che ti ha sempre mandato in bestia.<br />
Al che tu provi a fare qualche domanda, così per avere un aiutino; e proponi anche, all&#8217;impronta, un ventaglio di spiegazioni facilitate, col solo effetto di farla diventare ancora più reticente, per cui di lì a poco -è chiaro- perdi le staffe e cominci a urlare (ma non sapendo di cosa si sta parlando non riesci a coordinare gli argomenti e va a finire che balbetti delle frasi offensive senza capo né coda), e lei invece rimane calma, e la circostanza che si mantenga tutta anglosassone mentre tu vanveri all&#8217;impazzata ti fa incazzare ancora di più (perché poi in tutto questo, la cosa più inaccettabile è che non sai neanche perché state litigando), e allora dici cose che non pensi o vai riesumando fatti vecchissimi che non ti ricordi nemmeno bene, e nel giro di pochi minuti si apre una crepa di cui riesci a sentire addirittura il suono.<br />
Così, stavolta decido di non prendermi più il disturbo di cadere consapevolmente nella trappola: mi chiudo nel silenzio anch&#8217;io, e vediamo cosa succede.</em></p>
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		<title>Sono quel che sono</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jan 2011 17:58:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dabe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Pensiero]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando voglio esprimere un concetto o un&#8217;idea cerco di documentarmi, sfoglio pagine e pagine di riferimenti, cerco di capire il significato delle parole e dei testi. Se però mi trovo di fronte ad una sensazione, uno stile o un&#8217;emozione, può succedere che tanto affanno nella ricerca non solo non risulti utile alla comprensione ma porti addirittura fuori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quando voglio esprimere un concetto o un&#8217;idea cerco di documentarmi, sfoglio pagine e pagine di riferimenti, cerco di capire il significato delle parole e dei testi. Se però mi trovo di fronte ad una sensazione, uno stile o un&#8217;emozione, può succedere che tanto affanno nella ricerca non solo non risulti utile alla comprensione ma porti addirittura fuori strada. Così il mio movimento è quello della separazione. Divincolarmi da ciò che sono per darmi un&#8217;occhiata dall&#8217;esterno è uno dei processi più delicati che mi sia mai trovato ad affrontare. Il rischio è quello di cedere all&#8217;interpretazione più generica che gli altri hanno di me.<br />
- Qui devo fermarmi un momento -<br />
Che senso può avere per me stesso cercare di vedere questa immagine di me che hanno gli altri? E ancora di più, come questo potrebbe aiutarmi a migliorare la mia stessa esistenza e soprattutto in funzione di cosa?<br />
Manca in effetti un presupposto di per sé scontato, certo, ma non trascurabile: viviamo immersi negli altri. Di questo dobbiamo ringraziare prima di tutto la natura stessa dell&#8217;uomo (non intendo qui abbracciare l&#8217;ambito religioso, mi limito quindi genericamente a parlare di &#8220;natura&#8221;) che ci vede da sempre non in grado di auto-replicarci. Per qualche motivo siamo quindi da sempre alla ricerca di un compagno con il quale riprodurci. La scoperta dell&#8217;altro nega da principio la condizione di solitudine. (cfr. Erri de Luca &#8220;<a title="Il contrario di uno" href="http://www.anobii.com/books/Il_contrario_di_uno/9788807016387/01bc906e661cf8a372/" target="_blank">Il contrario di uno</a>&#8220;) Su questo meccanismo bio-obbligato si è sviluppata nei millenni e più intensamente negli ultimi secoli la tessitura di una realtà multi relazionale che i moderni chiamano &#8220;società&#8221;. Le regole di creazione prima, ed esistenza poi, di questa condizione sono state dettate nel tempo e in varie parti del mondo da uomini più o meno saggi, il che comporta oggi uno squilibrio globale difficilmente ripianabile. Senza voler indagare per il momento queste diversità, non posso negare che esistano per tutti delle &#8220;regole&#8221; di comunanza civile; alcune di queste sono state facilmente dettagliate in canoni, come diritti e doveri, altre possono essere più facilmente ricondotte ad una interpretazione principalmente etica del contesto: <em>comportati bene, trovati un lavoro, non fare tardi la sera, spòsati, ecc.</em> Mentre per le prime non ci può essere un facile fraintendimento: un diritto o lo si può esercitare oppure è negato, un dovere non rispettato è sempre un reato, per le seconde non è altrettanto garantita la stessa universalità, c&#8217;è anzi la possibilità che si scada (tutti insieme) in una lettura troppo rispettosa dei modelli e delle consuetudini sociali dominanti; una di quelle quelle che mi sta più stretta è quella che io chiamo &#8220;la cultura del fare&#8221;: l&#8217;anteporre il risultato concreto, l&#8217;ottenimento di un obiettivo a discapito della propria indole o inclinazione e ancora di più il tentare prima di tutto di essere identificati per quello che si fa o che si è fatto al posto di ciò che si è. Questa deriva dell&#8217;interpretazione etica molto comune in questi giorni richiede la costruzione di presupposti di base senza i quali non ci si può considerare <em>sani </em>o <em>normali</em>. Un lavoro stabile, una relazione stabile, una casa, sono mattoni essenziali di questo meta-linguaggio esistenziale che parla spesso per frasi fatte e per queste ultime è disposto ad ipotecare la vita tutta. Poi magari il lavoro si perde, la relazione impoverisce, la rata del mutuo aumenta e ci si ritrova così in un dramma imprevisto e incalcolabile.<br />
Non è però per questo che  mi astraggo da me stesso per scrutarmi dall&#8217;esterno: non per essere preparato al peggio, per cautelarmi in caso di disgrazia, anche perché è ben poco quel che posso fare in questo caso (cfr. <a title="Il resto è Anima" href="http://www.dabe.it/2009/03/03/il-resto-e-anima" target="_blank">Il resto è Anima</a>) ma piuttosto per l&#8217;analisi del contorno, per scansare la costruzione di quelle premesse, crollate le quali non sarei più in grado di rialzarmi.<br />
Mi capita a volte di invidiare tutti quelli che hanno una grossa scatola ripiena delle loro certezze ben archiviate, catalogate e riposte in un luogo sicuro: per la stabilità che questo gli dona, per l&#8217;inamovibilità di certe posizioni che sanno di avere senza alcun minimo equivoco, per la loro indubitabile visione del domani; nonostante questo però non sono in grado di assestarmi su una posizione definitiva, dare di me stesso un giudizio conclusivo, sentirmi arrivato. Per questo mi metto in discussione, mi esamino, mi interrogo, poi non riesco, sbando e mi schianto, sono inquieto e a volte non ci dormo la notte, però mi sento vivo.<br />
È così che sono.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Colonna sonora di questo brano:<br />
<a title="Senza titolo" href="http://www.youtube.com/user/micdabe?feature=mhum#p/a/f/1/soJEd0f9_lo" target="_blank"> Mercanti di liquore &#8211; Senza titolo</a><br />
<a title="L'avvelenata" href="http://www.youtube.com/user/micdabe?feature=mhum#p/a/f/0/xY_kZEUvyA0http://" target="_blank"> Francesco Guccini &#8211; L&#8217;avvelenata</a></p>
<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left:40px;"><g:plusone size="medium" count="1" href="http://www.dabe.it/2011/01/20/sono-quel-che-sono"></g:plusone></div>]]></content:encoded>
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		<title>Meccanica Celeste &#8211; Maurizio Maggiani</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 15:14:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dabe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[È così che va il mondo. Non ci si faccia influenzare dall&#8217;ambiente rurale, quasi che a essere montanari o campagnoli si viva in una sorta di universo parallelo, non proprio. Le cose prime, quelle di mezzo e le ultime, funzionano sempre così; da sempre così, anche se non è una city lo sfondo di questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="More about Meccanica celeste" href="http://www.anobii.com/books/Meccanica_celeste/9788807017995/0117b82c4501c1a50e/"><img class="alignleft colorbox-449" style="padding: 5px;" title="More about Meccanica celeste" src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=3&amp;item_id=0117b82c4501c1a50e&amp;time=1269612810" alt="More about Meccanica celeste" width="108" height="168" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">È così che va il mondo.<br />
Non ci si faccia influenzare dall&#8217;ambiente rurale, quasi che a essere montanari o campagnoli si viva in una sorta di universo parallelo, non proprio. Le cose prime, quelle di mezzo e le ultime, funzionano sempre così; da sempre così, anche se non è una city lo sfondo di questo romanzo, che poi tanto romanzo non è. È la storia di come funziona la storia, il racconto della vita e della morte delle persone, dei loro sogni, dei limiti, delle difficoltà, della guerra, dell&#8217;amore, le streghe, la solitudine, la chiesa, il governo, la nascita, la tradizione. Scritto, letto, vissuto con il cuore di chi c&#8217;è dentro. So di non fare un grande tributo all&#8217;autore tentando di riassumere così in poche righe questo sugo, questo impasto vitale di universo, questo miscuglio di emozioni e cellule, questo aggiungere e togliere piccoli e grandi ingranaggi alla volta celeste.<br />
Non ci si trova allora una gran movida ma molto più il senso di come è, di come si muove, della fatica e le lacrime, della gioia che ci dà, questa nostra vida.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il punto è che un patto, una promessa, già a metterli nero su bianco si lasciano dietro la parte del nocciolo, il giuggiolone direbbe la &#8216;Nita nella sua fiorita lingua: l&#8217;intenzione. La carta è troppo povera per contenerla; la carta ha poco prezzo e chiunque se la può prendere per due lire. Un&#8217;intenzione non si dà via neanche volendo. L&#8217;intenzione del giusto non sarà mai del fedifrago, l&#8217;intenzione di un libero non sarà mai di un tiranno. Se abbiamo ancora le nostre selve comuni, se continuiamo a confermare una generazione via l&#8217;altra i nostri vecchi usi civici, e nessuno, nemmeno il re d&#8217;Italia, nemmeno il cavalier Benito Mussolini, sono riusciti a metterci le mani sopra, non è per la carta che l&#8217;Ariodante dei Borgioni firmò in piazza, davanti al popolo che aveva appena piantato la sua quercia della Libertà. Con quella carta ci si sono puliti il culo il re Vittorio, il cavaliere Mussolini, e i loro discendenti, generazione dopo generazione. Non è per quella, ma è per ciò che è stato giurato quel giorno testa per testa, cuore per cuore; per l&#8217;intenzione di ciascun uomo che era li, così sincera da rimanere buona per i loro figli, buona ancora oggi. Un patto scritto può diventare carta straccia, una promessa del cuore no. A meno che non si stracci il cuore.</em></p>
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		<title>Che tu sia per me il coltello &#8211; David Grossman</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 17:57:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dabe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Non so se sia un caso ma capita spesso che un libro assomigli alla mia vita; forse per questo motivo è stato così impegnativo da finire. Lettere. L&#8217;esigenza di scrivere. Le emozioni che scuotono. Le persone che squarciano. Una sola risposta: andare. Maledizione, Grossman che ti sei inventato? Perché mi hai costretto a questa fatica? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="" src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=3&#038;item_id=010e6c6344f624b7bd&#038;time=1261130854" title="Che tu sia per me il coltello - David Grossman" class="alignleft colorbox-344" width="98" height="150" /></p>
<p>Non so se sia un caso ma capita spesso che un libro assomigli alla mia vita; forse per questo motivo è stato così impegnativo da finire.<br />
Lettere.<br />
L&#8217;esigenza di scrivere.<br />
Le emozioni che scuotono.<br />
Le persone che squarciano.<br />
Una sola risposta: andare.<br />
Maledizione, Grossman che ti sei inventato?<br />
Perché mi hai costretto a questa fatica? </p>
<p><br/><br />
<i></p>
<p>Un pensiero che non mi concede tregua: cos&#8217;è avvenuto realmente in quel primo momento? E se non avessi sorriso in quel modo? E se non mi fossi stretta nelle braccia?</p>
<p>Pensare che ho affascinato qualcuno in questo modo, senza fare alcuno sforzo.</p>
<p>Quel che gli ho dato, quel che gli ha parlato da dentro di me, quel che l&#8217;ha rigenerato, senza che io potessi saperlo, questa cosa che è dentro di me&#8230;</p>
<p>Lo so che esiste. Esisteva già prima di quello sguardo. Esiste ora, anche se non c&#8217;è nessuno che la guarda. È la parte buona di me. È impossibile distruggerla e, grazie a lei, neanch&#8217;io posso essere distrutta.</p>
<p>Se solo potessi darla anche a me stessa.</p>
<p>Farla sgorgare.</p>
<p></i></p>
<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left:40px;"><g:plusone size="medium" count="1" href="http://www.dabe.it/2010/08/05/che-tu-sia-per-me-il-coltello-david-grossman"></g:plusone></div>]]></content:encoded>
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		<title>Suttree &#8211; Cormac McCarthy</title>
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		<pubDate>Mon, 03 May 2010 15:27:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dabe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[È uno dei testi più difficili che abbia mai affrontato. È una storia a margine, Suttree, una storia di sopravvivenza, di sbando, di declino, di tragedie, di reietti. Affrescata da un McCarthy strabordante, eccessivo, ostico. Non c&#8217;è redenzione sulla strada degli ultimi, solo un inciampo; per i più fiacchi una resa, per gli scaltri la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="alignleft" style="border:none" title="Suttree" href="http://www.anobii.com/dabe/books"><img class="colorbox-299"   style="padding: 5px;" title="Suttree" src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=4&amp;item_id=01bdc95c90d34ad3b4&amp;time=1256728356" alt="More about Suttree" width="93" height="146" /></a>
<p style="text-align: justify;">È uno dei testi più difficili che abbia mai affrontato.<br />
È una storia a margine, Suttree, una storia di sopravvivenza, di sbando, di declino, di tragedie, di reietti. Affrescata da un McCarthy strabordante, eccessivo, ostico.<br />
Non c&#8217;è redenzione sulla strada degli ultimi, solo un inciampo; per i più fiacchi una resa, per gli scaltri la fuga.<br />&nbsp;<br />
<em>In una notte tumultuosa se ne andò per i meleti bui lungo il fiume mentre si scatenava un temporale e i lampi svelavano lui e il suo sacco vuoto. Gli alberi tutt&#8217;intorno si impennavano nel vento come cavalli e i frutti si schiantavano al suolo in un concitato scalpitio di zoccoli.<br />
In piedi tra le foglie urlanti Suttree invocava il fulmine. Che scoppiò e tuonò e lui indicò il proprio cuore ottenebrato e lo supplicò per un po&#8217; di luce. Sempre che esista qualche potere negli elementi della terra. Sennò riduci queste ossa in cenere. Se lo puoi, se lo puoi. Un cencio bruciato sotto la pioggia.<br />
Si sedette contro un albero e guardò il temporale spostarsi sopra la città. Sono forse un mostro, ci sono dei mostri dentro di me?</em></p>
<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left:40px;"><g:plusone size="medium" count="1" href="http://www.dabe.it/2010/05/03/suttree-cormac-mccarthy"></g:plusone></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il resto è Anima</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Mar 2009 15:20:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dabe</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Pensiero]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Accà nisciuno nasce imparato&#8221; recita un detto napoletano che ri-conosco più per la sua musicalità che per averlo udito, perché della terra Campana in tanti mi hanno raccontato ma mai vi ho premuto contro il calcagno. Non credo ci si possa mai sentire all&#8217;altezza della situazione che la vita ci pone dinnanzi. Qualunque essa sia. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&#8220;Accà nisciuno nasce imparato&#8221; recita un detto napoletano che ri-conosco più per la sua musicalità che per averlo udito, perché della terra Campana in tanti mi hanno raccontato ma mai vi ho premuto contro il calcagno.<br />
Non credo ci si possa mai sentire all&#8217;altezza della situazione che la vita ci pone dinnanzi. Qualunque essa sia. Mi posso preparare, mi posso accostare al dolore e alla sofferenza, alla paura e di contro anche alla felicità e alla gioia in generale; ben diversa è l&#8217;anima quando queste emozioni scavano profondi solchi dentro la mia esistenza. Non c&#8217;è scuola né palestra che mi possa preparare, non esiste l&#8217;elisir dell&#8217;esperire.<br />
Tempo fa incontrai un noto cantautore italiano, un&#8217;incontro privato poco prima di un concerto con un gruppo di amici. Mi colpì negativamente una sua affermazione: sosteneva che l&#8217;esibizione, in qualche modo l&#8217;arte stessa, fosse frutto al cinque percento dell&#8217;ispirazione e al novantacinque percento della &#8220;traspirazione&#8221; intesa come sudorazione a fronte dell&#8217;esercizio, dell&#8217;impegno.<br />
Ci rimasi male, avevo sempre pensato che l&#8217;artista fosse una sorta di genio, qualcosa di inarrivabile, di geneticamente impossibile.<br />
Anche oggi la penso allo stesso modo, ho un po&#8217; mitigato il giudizio severo che avevo dato di quella affermazione ma il concetto di fondo rimane lo stesso: puoi esercitarti quanto vuoi ma non diventerai mai un genio, potrai innalzarti al di sopra degli altri, addirittura fin sopra a tutti ma resterai ciò che sei non ciò che fai.<br />
Mi posso esercitare quanto voglio per fare qualcosa ma se dentro sono diverso non sarà mai la mia vita. Se sono un duro e ho le palle riuscirò lo stesso, e magari anche bene, chi lo sa, ma non sarò me stesso, sarò ciò che faccio.<br />
Poi ci sono le persone illuminate (a proposito di ciò, ti obbligo a leggere &#8220;Ogni cosa è illuminata&#8221; di Jonathan Safran Foer) che fanno ciò che sono o che fanno di tutto per fare ciò che sono. La maggior parte delle persone temo si adatti allo status quo dell&#8217;evoluzione sociale della loro esistenza: per un qualche motivo hanno iniziato un percorso e non se la sentono di ricominciare o tornare indietro. E questo vale ovviamente in tutti gli ambiti, dei quali quello lavorativo non è neanche lontanamente tra i primi.<br />
Poi ci sono le persone come me che si arrabattano, si rivoltano, non han voglia, non capiscono. Una specie di fallito disadattato. E in quest&#8217;ansia, non sarò riuscito, ma almeno mi sento vivo.<br />
In tutto questo marasma poi ci trovi un&#8217;altra razza superiore, gli &#8220;elevati&#8221;.<br />
E anche in questo la trasudazione, caro il mio autore, non centra un bel niente.<br />
Elevarsi è la capacità di qualche eletto, di cogliere la vita da angolazioni diverse da quella frontale; l&#8217;inquadratura si allarga ai margini, ai soggetti fuori fuoco, alle comparse. Si da un&#8217;interpretazione diversa alla scena, si comprende meglio il significato principale. Come se la vita andasse in scena dietro una macchina da presa: quante parti ci sembrano ininfluenti o inutili? Eppure sono li,  sono in campo e a volte hanno solo bisogno di una cornice, di un ri-quadro.<br />
L&#8217;evento drammatico è una scossa alla telecamera che per qualche attimo si perde il soggetto principale e inquadra a casaccio pezzi di scena o una scena a pezzi.<br />
È lì che bisogna avvicinarsi al soggetto perché da lontano commetteremmo solo un errore di parallasse e rischieremmo di veder scivolare un tratto breve in un&#8217;ombra lunga.<br />
È l&#8217;esperienza della vita l&#8217;esercizio, è la fatica del quotidiano la trasudazione, il resto non è ispirazione, è anima.</p>
<p style="text-align: justify;">Anima</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		<title>Caos Calmo &#8211; Il film</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Feb 2008 13:25:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dabe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[Al cinema dal primo all&#8217;otto febbraio la trasposizione cinematografica del romanzo di Sandro Veronesi con Isabella Ferrari, Nanni Moretti, Alessandro Gassman,&#160; Valeria Golino e Silvio Orlando. Cast d&#8217;eccezione sotto la direzione di Antonio Grimaldi. Si dice sempre meglio il libro&#8230; vi far&#242; sapere!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="colorbox-64"  width="300" height="200" src="http://www.dabe.it/wp-content/uploads/20080201_caoscalmo1.jpg" /><br />
Al cinema dal primo all&#8217;otto febbraio la trasposizione cinematografica del romanzo di Sandro Veronesi con Isabella Ferrari, Nanni Moretti, Alessandro Gassman,&nbsp; Valeria Golino e Silvio Orlando.<br />
Cast d&#8217;eccezione sotto la direzione di Antonio Grimaldi.</p>
<p style="text-align: justify;">Si dice sempre meglio il libro&#8230; vi far&ograve; sapere!</p>
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		<title>aNobii</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Feb 2008 16:22:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dabe</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Like you can see in the bottom left widget, I've mapped my bookshelf to aNoobi: a nice readers community made to share opinions and thoughts on books. To view my whole collection: http://www.anobii.com/people/dabe/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<input width="95" type="image" height="15" src="http://www.dabe.it/wp-content/uploads/image/logo_small.gif" /></p>
<p>Come potete vedere dal widget in basso a sinistra ho caricato la mia (scarsa) biblioteca su aNobii: una comunit&agrave; di lettori nata per condividere idee e opinioni sui libri.</p>
<p>Per vedere la mia collezione completa: <a href="http://www.anobii.com/people/dabe/" target="_blank">www.anobii.com/people/dabe/</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Paolo Colagrande, Fìdeg</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jan 2008 16:25:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dabe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non è per tutti questo piacentinissimo e un po&#8217; ubertoso romanzo aperto. Non è per il lettore critico, che non troverebbe mai una fine né apprezzerebbe certo righi e righi oziosi e ripetitivi a descrivere un concetto. Non è per chi ha difficoltà linguistiche, per il lessico importante, a volte ardito (incomprensibile?). È per chi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="colorbox-56"  src="http://www.dabe.it/wp-content/uploads/2008/01/fideg.jpg" alt="Fìdeg" /></p>
<p align="justify">Non è per tutti questo piacentinissimo e un po&#8217; ubertoso romanzo aperto. Non è per il lettore critico, che non troverebbe mai una fine né apprezzerebbe certo righi e righi oziosi e ripetitivi a descrivere un concetto. Non è per chi ha difficoltà linguistiche, per il lessico importante, a volte ardito (incomprensibile?). È per chi, a cominciare dal lettore semantico (d&#8217;altronde lo dice l&#8217;autore stesso) per arrivare a tutti i piacentini, ama ridere (anche di se stesso) e fare un po&#8217; di sana autocritica.</p>
<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left:40px;"><g:plusone size="medium" count="1" href="http://www.dabe.it/2008/01/05/fideg"></g:plusone></div>]]></content:encoded>
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