gen
05
2009
C’è nell’arrampicata in montagna, in quella al limite delle tue capacità, un momento in cui arrivi ad affrontare un problema: durante l’ascesa, ti ritrovi in un punto preciso della salita particolarmente ostico, tanto da poter essere affrontato in un unico e ben definito movimento. O compi quel gesto, mutuato da anni di allenamenti, cadute, dita spellate, corde, muscoli, nodi e sudore, oppure finisci li, termini, e rimani così, macchia sulla parete.
Il passaggio obbligato.
Il bello è che al progredire in capacità e destrezza corrisponderà quasi sempre l’acuirsi della difficoltà del gesto perché a nuova possibilità risponderà la ricerca di imprese sempre più ardue e terribili.
Anche la vita mi sembra così, fatta salva la ricerca. Il progredire è naturale, quasi automatico; l’allenamento, involontario. Il terribile, l’arduo è invece insito in essa e non ci si può sottrarre. Ci si ritrova così, sempre impreparati, ad affrontare nell’unico modo possibile quel movimento richiesto, e non importa che sia la testa o la pancia a “tirare”. Senza corda, senza chiodi, e a farlo bene quel gesto per non rimanere sbavatura d’inchiostro sul libro dell’esistenza.
feb
25
2008
Vigo è così: un luogo dove tutto ha inizio e tutto ha fine. Un altro posto così per me non esiste, ciò che vivi qua, qua rimane. Di questa valle porti in città il cielo, il ricordo, l’amicizia, l’amore, il sogno, gli occhi degli amici, i venticinque gradi del refettorio in pieno inverno, le pizze scippate al controllo del don, il brivido della montagna, il fulmine, l’acqua della fontana, il lume fuggitivo, la pelle bruciata di un giorno di luglio, il resto-governo, la cappellina che non c’è più.
Ma qualcosa rimane qua.
Se lo prende la casa.
Lo pretende. Lo tiene per sé, in sé. La rende se stessa.
E tu lo lasci qua.
Non per te.
È nato qua, finisce qua.
E finirà.
feb
04
2008
Simone Moro, il forte alpinista autore di un racconto recensito su questo sito, sta tentando l’ascesa a uno degli ultimi sei "8000" non ancora saliti durante la stagione invernale: il "Broad Peak" nel Pakistan settentrionale. Potete seguire le sue gesta nel blog su cui scrive quasi quotidianamente e sul quale sono presenti numerosi filmati e fotografie.
Per dare un’idea della difficoltà della salita, dal 1990 al 2005 non c’è stato nessun tentativo invernale ad un 8000; durante quest’inverno i tentativi sono quattro, quello di Simone, quello di un gruppo di Kazaki sul Makalù insieme a quello di Nives Meroi, altra fortissima alpinista "in stile classico" e una spedizione italiana al Nanga Parbat. L’unica spedizione ancora aperta è questa al Broad Paek…
http://extremehd.net/moro_2007/ExtremeHD_container.htm?lng=ita
gen
03
2008
Online la gallery della bella vacanza trascorsa con Fabio, Gianni, Leili, Marco e Sara sulle nevi Ampezzane. Update 04/01: Aggiunte le foto di Leili.
nov
29
2007

Simone Moro è il più forte alpinista d’alta quota Italiano; è uno dei pochi (una dozzina in tutto il mondo) che ha fatto dell’alpinismo una professione e vive di quello. È una persona solare, affascinante, diverso da come me l’aspettavo. Pensavo fosse sempre a caccia di sponsor e, con loro, di imprese e scalate che ne giustificassero l’impegno. Invece ho scoperto un ragazzo semplice e un forte alpinista, le salite che fa non gliele impongono gli sponsor, ma è talmente matto che se le inventa lui. In questo libro descrive la tragedia dove persero la vita un fortissimo alpinista e suo più grande amico,
Anatolij Boukreev e un altro compagno, Dimitri Sobolev alpinista e cineoperatore, mentre lui sopravvisse miracolosamente ad una valanga e ad un volo di 800m. L’ho letto in tre giorni, scivola via facile, leggero; non è drammatico, è reale. Bravo Simone.