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	<title>Michele Dabergami Web Site &#187; Pensiero</title>
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	<description>www.dabe.it - sito personale di Michele Dabergami</description>
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		<title>Comandare e fallire</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 15:14:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dabe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Pensiero]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho da un paio d&#8217;anni la patente nautica e ho conosciuto il temperamento e la fermezza degli uomini delle capitanerie di porto (che ricordo essere funzionari militari e non civili), abituati alla gerarchia e al comando. Durante l&#8217;esame si viene interrogati da loro: ricordo con esattezza di avere risposto ad una domanda sulla bussola descrivendola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ho da un paio d&#8217;anni la patente nautica e ho conosciuto il temperamento e la fermezza degli uomini delle capitanerie di porto (che ricordo essere funzionari militari e non civili), abituati alla gerarchia e al comando.<br />
Durante l&#8217;esame si viene interrogati da loro: ricordo con esattezza di avere risposto ad una domanda sulla bussola descrivendola e argomentandola fin nei più minimi dettagli, dimenticai però un&#8217;unica singola parola e la risposta nel suo insieme (corretta al 99,9%) fu valutata sbagliata. Contemporaneamente alle mie enunciazioni, il secondo esaminatore ricontrollò non so più quante volte se un rilevamento da prendere &#8220;al traverso&#8221; fosse stato da me fatto sulla rotta (errato) o sull&#8217;angolo di prora (corretto). Neppure di fronte al risultato finale ineccepibile di quel carteggio, quel funzionario si volle convincere della bontà del mio esercizio. Volle (probabilmente dentro di sé sentiva di dover fare così) più e più volte ricontrollare. Fortunatamente risposi correttamente (100%) alle successive domande e conseguii meritatamente la mia patente.</p>
<p style="text-align: justify;">A proposito di questo volevo segnalare un video. Contributo che va però spogliato delle interpretazioni socio-politiche dell&#8217;italico paese, (delle quali è fin troppo facile parlare, è come sparare sulla croce rossa) e che individua a mio parere un paio di punti fondamentali del perché del fallimento totale del tentativo dell&#8217;ufficiale della capitaneria nei confronti del capitano della Concordia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Video" href="http://video.repubblica.it/rubriche/la-fotografia/de-falco-troppo-facile-chiamarlo-eroe/86060/84449" target="_blank">Video &#8211; Troppo facile chiamarlo eroe</a></p>
<p style="text-align: justify;">Non mi interessa l&#8217;analisi sociologica del nostro paese, chi si identifica nell&#8217;uno o nell&#8217;altro. Non mi interessa la ricerca smodata del colpevole e lo scadente buonismo che ciò raffigura. Non mi interessa nemmeno lo scambio di ruoli finale, prosaico e drammatico, fine a se stesso e indimostrabile. Per questo vi lascio un&#8217;altra opinione:</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="L'unico eroe" href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&amp;ID_articolo=1123&amp;ID_sezione=56" target="_blank">Articolo &#8211; L&#8217;unico eroe</a></p>
<p style="text-align: justify;">Mi interessa in quel frangente l&#8217;atteggiamento di chi doveva coordinare e soccorrere tutti e avrebbe dovuto farlo per primo lì, con il suo interlocutore. Il comandante De Falco ha pianto, si. Perché ha fallito. Miseramente. Probabilmente lui lo sa.<br />
A partire dal minuto 1:30 se ne ricorda il comportamento. <em>ha gridato, ha imprecato ha tuonato&#8230; ha esibito indignazione ed energia muscolare</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Non credo abbia sbagliato nell&#8217;adempimento in senso stretto del proprio dovere, dico che in tanti e diversi modi poteva seguire le giuste direttive e adempiere ai propri incarichi e che di fronte alla difficoltà e all&#8217;emergenza solo chi si è veramente preparato ad affrontarla può sperare di reagire come si era allenato a fare.<br />
Al minuto 2:07 è invece esemplare l&#8217;individuazione della possibile soluzione. <em>Un comandante che debba recuperarne un&#8217;altro forse dovrebbe provarci anche con qualche argomento &#8220;Non ti ricordi cosa ci hanno insegnato i nostri mestri?&#8221; &#8220;Se torni a bordo e ne salvi uno solo, basterebbe questo alla tua coscienza&#8221;.</em><br />
Nel rispetto della catena di comando De Falco ha veementemente dato ordini e pure minacciato e così, in fondo, che risultato ha ottenuto? Nulla. Che possibilità aveva il codardo, l&#8217;impaurito, lo sprovveduto di ragionare sulla tragedia che aveva contribuito a creare e che si consumava davanti ai suoi occhi? Quale capacità, quale consapevolezza avrebbe dovuto fargli recuperare per potergli ridare la sufficiente stima e sicurezza di sé tale da renderlo nuovamente capace di coordinare attivamente i soccorsi? Non sapremo mai se un intervento davvero efficace sul capitano Schettino (che non è un comandante militare ma è un civile) lo avrebbe fatto risalire a bordo e gli avrebbe fatto salvare anche solo un passeggero in più, di certo sappiamo che l&#8217;insulto, il piglio intransigente,  il richiamo all&#8217;ordine ahimè si sono dimostrati in questo caso totalmente inefficaci.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi lascio un altro simpatico esempio delle conseguenze dell&#8217;esasperazione della catena di comando che si trova nel film &#8220;Full metal jacket&#8221;, parafrasi di un certo rigore militare che pratica l&#8217;annullamento sistematico del pensiero per ottenere l&#8217;asservimento e l&#8217;ubbidienza; in certi tratti mi ricorda grottescamente una recente telefonata&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Full metal jacket" href="http://www.youtube.com/watch?v=wCK3RQyBUxs" target="_blank">Video &#8211; Full metal jacket</a></p>
<p>Chi ha visto il film già sa come va a finire.</p>
<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left:40px;"><g:plusone size="medium" count="1" href="http://www.dabe.it/2012/01/19/comandare-e-fallire"></g:plusone></div>]]></content:encoded>
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		<title>Attimo</title>
		<link>http://www.dabe.it/2011/12/25/attimo</link>
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		<pubDate>Sun, 25 Dec 2011 17:45:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dabe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensiero]]></category>

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		<description><![CDATA[Ora tocca questa lacrima e un soffio la trasforma in fragola o diamante.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ora tocca questa lacrima<br />
e un soffio<br />
la trasforma<br />
in fragola o diamante.</p>
<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left:40px;"><g:plusone size="medium" count="1" href="http://www.dabe.it/2011/12/25/attimo"></g:plusone></div>]]></content:encoded>
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		<title>Enne</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 14:45:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dabe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amici]]></category>
		<category><![CDATA[Pensiero]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci vediamo, dì, che ne pensi? Che t&#8217;inventi? Maledizione! Del dove te ne vai? Là? Si sta comodi, c&#8217;è rumore? E correre e saltare? Ci sono abbracci da cercare? Si può far capriole? Dimmi, ci sono ancora, le parole? Qui non c&#8217;è altro che domande. E allora smetto. Non mi viene facile lasciare ma non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci vediamo, dì, che ne pensi?<br />
Che t&#8217;inventi? Maledizione!<br />
Del dove te ne vai? Là?<br />
Si sta comodi, c&#8217;è rumore?<br />
E correre e saltare?<br />
Ci sono abbracci da cercare?<br />
Si può far capriole?<br />
Dimmi, ci sono ancora, le parole?<br />
Qui non c&#8217;è altro che domande.<br />
E allora smetto.<br />
Non mi viene facile lasciare<br />
ma non si può proprio continuare.<br />
Per ora, ti lascio qui<br />
quel che viene più facile a tutti.<br />
Per ora, sto con tutti.<br />
Ciao.</p>
<p>Puoi ascoltare: <a href="http://www.youtube.com/?dc=organic&#038;hl=it&#038;rdm=4owzg9khk&#038;reload=2&#038;source=mog#/watch?v=rltDyTu8rV4">Sigur Rós &#8211; Starálfur</a></p>
<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left:40px;"><g:plusone size="medium" count="1" href="http://www.dabe.it/2011/12/14/enne"></g:plusone></div>]]></content:encoded>
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		<title>Lettera iniziale</title>
		<link>http://www.dabe.it/2011/11/01/lettera-iniziale</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Nov 2011 14:45:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dabe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensiero]]></category>

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		<description><![CDATA[È questo sforzo, di tempo immemore che mi separa di quanto aumentato l&#8217;allungo per raggiungerti. Sublime ignoranza smetti, ti prego, di cullare la mia beata coscienza. Basta! Intorpidita, ubriacata non ti serve a ritrovarla dall&#8217;alto a scrutare le nebbie. Neanche serve questo risparmio, questa unica imprevedibilità che ti serbi. C&#8217;è finora un solo colpo, un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È questo sforzo, di tempo immemore<br />
che mi separa<br />
di quanto aumentato l&#8217;allungo<br />
per raggiungerti.<br />
Sublime ignoranza<br />
smetti, ti prego, di cullare<br />
la mia beata coscienza.<br />
Basta! Intorpidita, ubriacata<br />
non ti serve a ritrovarla dall&#8217;alto<br />
a scrutare le nebbie.<br />
Neanche serve questo risparmio,<br />
questa unica imprevedibilità<br />
che ti serbi.<br />
C&#8217;è finora un solo colpo,<br />
un battito.<br />
Da risuonare, effondere,<br />
moltiplicare.<br />
Raccolto a celebrare<br />
esequie al passato*.<br />
&nbsp;</p>
<p><em>* Quest&#8217;ultimo verso è un omaggio ad <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alda_Merini">Alda Merini</a></em><br />&nbsp;</p>
<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left:40px;"><g:plusone size="medium" count="1" href="http://www.dabe.it/2011/11/01/lettera-iniziale"></g:plusone></div>]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>AiEmSoSorri</title>
		<link>http://www.dabe.it/2011/10/19/aiemsosorri</link>
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		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 18:14:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dabe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensiero]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono molto dispiaciuto, me ne dolgo, chiedo scusa. Se mi interrogo su questo gesto di auto-assoluzione che mi sembra unico nel panorama delle offese, dove spesso invece si reclamano risarcimenti anche pretestuosi, lo immagino così, d&#8217;acchito, gravemente insufficiente nel sanare il presunto &#8220;reato&#8221; che si è commesso, per cui si tenta l&#8217;amnistia. Ho fatto un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sono molto dispiaciuto, me ne dolgo, chiedo scusa.<br />
Se mi interrogo su questo gesto di auto-assoluzione che mi sembra unico nel panorama delle offese, dove spesso invece si reclamano risarcimenti anche pretestuosi, lo immagino così, d&#8217;acchito, gravemente insufficiente nel sanare il presunto &#8220;reato&#8221; che si è commesso, per cui si tenta l&#8217;amnistia.<br />
Ho fatto un piccolo sondaggio, e sono stato quasi sopraffatto, non esattamente aggredito ma poco ci mancava, come se si andasse a tastare un nervo scoperto, un piccolo scheletro lasciato nell&#8217;armadio, un magone, sì, un magone rimasto lì, ancora da mandare giù. Quasi che chiunque abbia subito questo dispetto.<br />
Allora forse che tutto questo non basti, a me sembra confermato da queste reazioni inaspettate.<br />
La prima constatazione però sta nella qualità del torto subìto. La quantità intesa come reiterazione, amplifica ma non spiazza la scena; se invece si tratta di aumentati livelli di sofferenza allora il discorso può dirsi diverso ma non nella forma.<br />
Cerchiamo all&#8217;inizio di rimanere sullo stesso piano: ho di fronte qualcuno che mi ha umiliato, mi ha mentito o che ha deluso le mie aspettative, non ha tenuto fede ad una promessa, ha tradito la mia fiducia. Le due parti in questo caso si trovano nello stesso ambiente, abitato però da punti diametralmente differenti: chi procura l&#8217;offesa sente (a volte) poi di dover riparare al danno che ha causato.<br />
Già di per sé questo scatena una riflessione intrinseca: da dove viene quel sentimento che ci dispone in questa condizione? Perché ci si sente gravati da una colpa?<br />
Questa prima risposta non è né semplice né univoca. Potremmo pensare alla natura stessa dell&#8217;uomo come essere relazionale che mette a rischio un rapporto prezioso, oppure alle regole che la società ci propone, al buonsenso e alla convivenza civile, potremmo infine essere guidati (o costituiti) da entità superiori. La impossibile sintesi è anche contrappunto ad altre questioni: dove nascono sentimenti quali la carità, la solidarietà, il mutuo soccorso, la pietà ecc?<br />
Spingendoci in questa direzione, non è difficile intravvedere il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Limite_(matematica)" target="_blank">limite</a> (inteso come l&#8217;andamento di una funzione matematica) per il sentimento che tende ad essere radicale (animale) della funzione uomo, e qui per esempio potremmo includere tra i possibili risultati l&#8217;istinto primordiale della riproduzione. A queste disamine <a href="http://vaticaninsider.lastampa.it/fileadmin/user_upload/File_Versione_originale/Relazione_del_Card._Bagnasco_a_Todi.pdf" target="_blank">manca infatti sempre più spesso</a> una visione totale dell&#8217;epopea dell&#8217;uomo che deve necessariamente partire dai suoi albori (anche, se vogliamo, misteriosi) per propagarsi nella storia attraverso le sue conquiste e trasformazioni in cui la cultura e la società (in qualunque direzione si siano indirizzate) sono cardini fondamentali della sua evoluzione. In questo non voglio esprimere un giudizio qualitativo, dico però che se nel tempo si è sviluppata una qualunque teoria del perdono, non possiamo che rallegrarcene: ci siamo fatti la guerra, ora facciamoci la pace; qualcuno retroceda, qualcuno faccia volontariamente un passo indietro, ma se qualcuno si muove, se qualcuno parte, alfine lo fa senza sapere bene il perché o almeno senza esserselo mai veramente chiesto.<br />
E a chiederselo ci si pone l&#8217;interrogativo della gratuità: ma non del gesto (la cui origine non abbiamo qui voluto approfondire) quanto dello sconto di pena celebrato dallo stesso richiedente. Perché al solo &#8220;chiedere&#8221; il perdono, lo si dovrebbe anche ottenere? Cos&#8217;è e basta la sincera contrizione di un cuore pentito?<br />
Ho distrutto la tua casa, scusa.<br />
Ho rubato il tuo raccolto, mi dispiace tanto.<br />
Ho ucciso tuo fratello, chiedo venia.<br />
Ora, per fortuna, il sentimento di perdono più genuino trascende la necessità della richiesta; non c&#8217;è una coda da smaltire o un iter da perseguire. È e rimane totalmente gratuito, completamente insensibile all&#8217;entità e all&#8217;insistenza del male, indifferente all&#8217;appello, misera mendicanza.<br />
Il perdono è bontà, mitezza, libertà e, per chi ci crede, santità.<br />
Chi la inquina cercando di salvare se stesso non lo merita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">
Questa puoi ballarla:<br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=H9NQTnLXfSA" title="Madonna - Sorry" target="_blank">Madonna &#8211; Sorry</a>
</p>
<p>&nbsp;</p>
<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left:40px;"><g:plusone size="medium" count="1" href="http://www.dabe.it/2011/10/19/aiemsosorri"></g:plusone></div>]]></content:encoded>
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		<title>Le parole che vorrei trovarti</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Sep 2011 21:59:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dabe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amici]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Pensiero]]></category>

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		<description><![CDATA[Distanza breve, un attimo quello che impatta è mare su scoglio. Accosto. Ascolto il voltarsi dell&#8217;onda, lo scroscio impetuoso è uno scoppio riempie di suono e distrugge. Al prossimo tuffo mi chiudo gli orecchi e attonito osservo uno scambio di amore è immobile il sasso, non cambia di un niente milioni, migliaia, di anni lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Distanza breve, un attimo<br />
quello che impatta è mare su scoglio.<br />
Accosto.<br />
Ascolto il voltarsi dell&#8217;onda,<br />
lo scroscio impetuoso è uno scoppio<br />
riempie di suono e distrugge.<br />
Al prossimo tuffo mi chiudo gli orecchi<br />
e attonito osservo uno scambio di amore<br />
è immobile il sasso, non cambia di un niente<br />
milioni, migliaia, di anni lo aspetta<br />
quel bacio di acqua lo scioglie perfetto.<br />
Ripongo lo sguardo puntandolo al cielo<br />
e subito un brivido chiama la pelle<br />
per tutte le gocce che il muscolo accende;<br />
se scivola piano, una lacrima finge.<br />
Dell&#8217;acqua sul viso, rimane il salato<br />
in punta di labbra lo trovo baciarmi<br />
e l&#8217;odore del sole mi ferma il respiro.<br />
Il confine terracqua mi parla &#8216;sí chiaro<br />
comunque lo legga mi dice del tutto<br />
che ogni mio senso non può che capire;<br />
di stessa natura, in sé tumultuosa<br />
ti spezza le reni o ti inorgoglisce.<br />
Su questo equilibrio è il blu che mi insegna<br />
imparo che anch&#8217;io trasporto un confine<br />
il dentro di me coll&#8217;altro da me.<br />
È proprio dal bordo di questa frontiera<br />
che transita il peso di questa fatica<br />
iniqua dogana che toglie valore<br />
a quello che sono, che voglio e che sento.<br />
Di cuore di carne, di sangue riempito<br />
ma a muover parole non sempre capace,<br />
non c&#8217;è scorciatoia né qui contrabbando<br />
attendilo, impegna o datti da fare:<br />
capiscilo tu<br />
questo frastuono di luce<br />
quel che non so dire.<br />
Ascoltami.<br />
Come una musica.<br />
<br />&nbsp;</p>
<p>Puoi nel frattempo ascoltare questo:<br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=_Zj55gaAgM4" title="Sigur Ros - Agaetis Byrjun" target="_blank">Sigur Ros &#8211; Agaetis Byrjun</a><br />
<br />&nbsp;</p>
<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left:40px;"><g:plusone size="medium" count="1" href="http://www.dabe.it/2011/09/19/le-parole-che-vorrei-trovarti"></g:plusone></div>]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Sarvego</title>
		<link>http://www.dabe.it/2011/08/31/sarvego</link>
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		<pubDate>Wed, 31 Aug 2011 14:50:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dabe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensiero]]></category>

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		<description><![CDATA[Stanco del tentativo? Voglio essere capace. Voglio qualcuno che mi insegni. Voglio un maestro. A contarli quelli che ho incontrato nella mia vita, faccio alla svelta: tre, quattro. Penso a chi, disinteressatamente, camminandomi a fianco, mi ha fatto vedere, provare, toccare con mano, si è fermato con me quando il passo si allungava e il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Stanco del tentativo?<br />
Voglio essere capace. Voglio qualcuno che mi insegni. Voglio un maestro.<br />
A contarli quelli che ho incontrato nella mia vita, faccio alla svelta: tre, quattro. Penso a chi, disinteressatamente, camminandomi a fianco, mi ha fatto vedere, provare, toccare con mano, si è fermato con me quando il passo si allungava e il fiato si faceva corto, per vedere com&#8217;è che funzionava tutta questa storia qua. Parlo di chi accompagnandomi per un pezzo di strada già da lui percorsa, mi portava al bivio giusto della vita mia, senza mai scegliere per me ma senza nemmeno risparmiarsi l&#8217;ultimo consiglio, imparato come una litania mandata a memoria per poi essere cantata come balsamo nelle notti solitarie dello spirito, nelle giornate buie disseminate lungo ogni cammino.<br />
Perché anche se certe fatiche e sofferenze non si possono evitare, né ci si può per tempo attrezzare perché non ci feriscano, il rigore, la giustizia, l&#8217;onestà, la ricerca della verità, sono sostanza vera che forma, tempra e rende solida la corteccia dell&#8217;albero; piccolo albero, un fuscello, a guardarlo sembra sempre fragile, debole, sferzato dal vento.<br />
E sono stato testardo a fare di testa mia e ho sbagliato e qualcuno di maestro l&#8217;ho proprio evitato, dribblato, scansato. Io, <em>sarvégo*</em>, soffrivo l&#8217;addomesticare, il mettere in riga, l&#8217;inquadrare. E ancora oggi son così e un po&#8217; son contento di questo animo ribelle che rigurgita facili sentenze e scansa e respinge anche il più semplice dei giudizi. Ma un po&#8217; anche no e me ne dolgo perché a guardarci dentro, oggi, vedo due macro fenomeni in parte correlati: il diffuso scarso(issimo) interesse  per l&#8217;apprendimento di una qualsiasi cosa (e di qui il proliferare della cultura del tentativo, del tutto e subito) e la apparente scomparsa di personaggi di riferimento che ci facciano da guida. Quale dei due processi sia o sia stato conseguenza dell&#8217;altro non mi è chiaro ma sono convinto del loro muto auto alimentarsi. Questo vedo e ne soffro a non trovarne più e poi io non sono capace di questo tutto e subito e poi neanche lo voglio.<br />
Qualcuno imputa questo tentativo di saggezza alla mia età e me ne dispiace, un po&#8217; per me, per come questo impulso dovesse giungermi prima, dovesse essermi più urgente; un po&#8217; invece per chi così lo stima perché non dovrebbe essere dei vecchi la saggezza, dovrebbe esserlo solo l&#8217;esperienza.<br />
Perché se non c&#8217;è un mondo di giovani &#8220;saggi&#8221; all&#8217;orizzonte, semplicemente, nulla vi è.</p>
<p>&nbsp;<br />
*<em>sarvégo, </em>&#8220;selvatico&#8221; in dialetto genovese.</p>
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		<title>Scelte</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Aug 2011 14:55:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dabe</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Come ci si comporta dinnanzi all&#8217;insorgere di conflitti all&#8217;interno di gruppi e comunità transitorie o permanenti? Cerchiamo di definire in origine il significato che vogliamo qui dare al termine &#8220;conflitto&#8221;: ci si trova di fronte o a far parte o anche a promuovere un conflitto qualora si manifestino punti di vista differenti, e quindi ragioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Come ci si comporta dinnanzi all&#8217;insorgere di conflitti all&#8217;interno di gruppi e comunità transitorie o permanenti? Cerchiamo di definire in origine il significato che vogliamo qui dare al termine &#8220;conflitto&#8221;: ci si trova di fronte o a far parte o anche a promuovere un conflitto qualora si manifestino punti di vista differenti, e quindi ragioni proprie da difendere o da imporre, su vari argomenti di natura ampiamente disparata, dalle relazioni interpersonali al mondo del lavoro, dalle dinamiche di convivenza allo sport. Un passo ulteriore andrebbe fatto nel discernere la sottile differenza tra competizione e conflitto e sull&#8217;opportunità che nella storia questa ha creato. Nel tempo infatti i conflitti sono stati spesso tanto più partecipati quanto meno voluti e le competizioni (ad alto livello) tanto più desiderate quanto meno partecipate, tant&#8217;è che se ne sono create simulacri adatti a tutte le categorie. A dire il vero, anche dei conflitti se ne trovano repliche; dove però non ci si procura un danno reale si rimane in un ambito non realmente conflittuale e molto più simile a quello competitivo (gioco a fare la guerra, ma nessuno muore o si fa male, semplicemente qualcuno vince, qualcuno perde).<br />
L&#8217;inseme di tutte queste regole può essere facilmente traslato nell&#8217;ambito personale. Quand&#8217;è che dalla competizione scaturisce un conflitto? Quand&#8217;è che ci si inizia a fare male sul serio? Quanto una parola detta in più ferisce, quando un minuto prima si stava semplicemente dialogando, ci si scambiava un&#8217;opinione anche se in effetti si faceva a gara per imporla sull&#8217;altra?<br />
Questa casistica è di nuovo straordinariamente ampia e difficilmente affrontabile da chi non è esperto e vorrei restringere il campo centrando l&#8217;ambito sulla presa di posizione.<br />
Scegliere. Scegliere per tanti o in vece di tanti. Tra le popolazioni occidentali questo è più o meno garantito da diverse forme di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Democrazia_rappresentativa">democrazia rappresentativa</a>, non sempre, in effetti, particolarmente capaci di esprimere correttamente la volontà dei molti. In ogni caso quando dai molti si passa ad alcuni, le cose sembrano complicarsi, specialmente nel nostro paese (a differenza di <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&amp;ID_articolo=9144&amp;ID_sezione=38">altri</a>) negli ultimi anni. È sempre più difficile cioè, scegliere anche solo dove far passare una strada, quanto grande fare un parcheggio, o un parco, dove mettere un campetto da calcio, una panchina, una fontana. Dove più si decide di fare, più ci si ritrova di fronte qualcuno che pensa che quello o non si dovrebbe fare del tutto, o nella migliore delle ipotesi, se cioè universalmente riconosciuta l&#8217;importanza di quel &#8220;fare&#8221;, il modo, il luogo, il tempo, il gusto, lo spazio, il colore, l&#8217;altezza, il volume, il raggio, il suono oppure <em>una qualunque tra tutte le combinazioni delle possibili caratteristiche esistenti applicabili ad ogni cosa</em>, non andrà bene. Come un&#8217;aberrazione di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Democrazia_partecipativa">democrazia partecipativa</a> il singolo tenta di far valere le proprie motivazioni al di sopra di quelle di tutti gli altri. Le giustificazioni di questa incredibilmente tenace resistenza mi sono tuttavia ignote. Posso supporre però che l&#8217;imborghesimento delle classi medie abbia portato negli ultimi anni all&#8217;impoverimento del sentimento di solidarietà che da sempre ha caratterizzato le popolazioni non in conflitto. È un po&#8217; cioè come se all&#8217;interno delle comunità locali si sviluppino di volta in volta, sulla base di una convenienza non completamente chiara, (oltre a quella strettamente personale, del singolo) infiniti micro conflitti tesi a difendere o a conquistare spazi di atomicità apparentemente disumani.<br />
Se spostiamo il livello ancora di una tacca e scendiamo in un piccolo gruppo, tra amici, colleghi, compagni di squadra o di classe,  le dinamiche di relazione prendono spesso il sopravvento e c&#8217;è chi non ha voglia di litigare, chi non ha voglia di decidere, chi non ha idee, chi vuole sempre stare al centro dell&#8217;attenzione, chi vorrebbe con tutto il cuore fare qualcosa ma non ha il coraggio di farlo, chi magari si sente più bravo o più forte e decide per gli altri. La forma di governo di questi microcosmi varia incredibilmente nel volgere anche di pochi istanti dal <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Socialismo">socialismo</a> più reale al <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Totalitarismo">totalitarismo</a> più ideologico e  su argomenti magari non così dissimili tra di loro. Inevitabile sembra essere quindi il passaggio dalla competizione della propria idea sulle altre, allo scontro, frontale senza esclusione di colpi: l&#8217;impatto sull&#8217;ambito, imponderabile. Sono in genere un buon pacificatore e penso anche di essere diventato organicamente propositivo (è una cosa che si impara) ma rimango ancora molto severo con chi intralcia, chi chiama ingiustamente in causa, chi compromette. Però mal sopporto chi grava su di tutti il proprio malessere e ancor di più detesto l&#8217;accidioso. Ma in questo non voglio un conflitto. Di questo non mi faccio carico.<br />
Ho scelto.<br />
Ignoro.</p>
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		<title>Stanze d&#8217;attesa</title>
		<link>http://www.dabe.it/2011/05/23/stanze-dattesa</link>
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		<pubDate>Mon, 23 May 2011 17:16:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dabe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Aspetto. Ma non è un treno o un aereo. Non devo, per ora, andare da nessuna parte. Non è nemmeno qualcuno in ritardo. Il più delle volte l&#8217;attesa mi sembra legata al movimento di persone o cose: ci si sposta e c&#8217;è di conseguenza un tempo tecnico nel quale l&#8217;attività principale è il cambiare lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Aspetto. Ma non è un treno o un aereo. Non devo, per ora, andare da nessuna parte. Non è nemmeno qualcuno in ritardo.<br />
Il più delle volte l&#8217;attesa mi sembra legata al movimento di persone o cose: ci si sposta e c&#8217;è di conseguenza un tempo tecnico nel quale l&#8217;attività principale è il cambiare lo spazio che occupiamo. Mi vengono però in mente a contrasto innumerevoli attese immobili, minuti lasciati scorrere, perduti per sempre in tediose stanze d&#8217;attesa.<br />
Mi sembrano stanze e non sale perché è come se, contigue, le abitassimo, passando da una all&#8217;altra e in ognuna, con le proprie diverse caratteristiche, sperimentassimo uno spaziotempo diverso, fino a giungere a quella particolarissima con montato a parete uno specchio.<br />
L&#8217;obiettivo qui non è più né il tempo né lo spazio ma il decoro, e l&#8217;attesa di me che aspetto si confonde con l&#8217;immagine del mio volto, il mio aspetto.<br />
Tecnicamente è un <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Omografia_(linguistica)" target="_blank">omografo</a></em>, in questo caso anche <em>omofono </em>(e quindi <em>omonimo</em>, stessa grafia e stesso suono) e nemmeno con un accento questa volta la nostra lingua ci viene in aiuto. In italiano non succede molto spesso e proprio per questo si può provare giocarci nei rari casi in cui ciò accade.<br />
Verrebbe da pensare solo alla faccia, l&#8217;espressione più palese del nostro essere, forse persino più dei gesti e dei pensieri, più addirittura delle nostre azioni; eppure so che c&#8217;è molto di più nell&#8217;interezza della <em>trasmissione </em>di me stesso e così rimango lì, immobile ad aspettarne <em>l&#8217;eco</em>. Che cosa ritorna dopo essere rimbalzato sulla cortina del tutto, dopo il filtro osmotico degli altri? Che cosa trattengono e cosa rimandano al mittente?<br />
C&#8217;è una sorta di fascino implicito nelle persone, qualcosa che si nasconde dietro ciò che noi pensiamo di loro; pur senza conoscerli, diamo (regaliamo, nel caso l&#8217;atteggiamento sia positivo, pensiamo ad esempio al &#8220;mi sta simpatico&#8221;) agli altri un valore a priori: è come se senza sapere chi sei, senza l&#8217;arroganza di averne certezza (questo lo voglio concedere), io creda di conoscerti già.<br />
Se l&#8217;approccio invece non è positivo, si potrebbe facilmente cadere nell&#8217;errore di pensare che questo non sia nient&#8217;altro che il solito &#8220;giudizio&#8221; che viene dato sbrigativamente, o l&#8217;&#8221;etichetta&#8221; con la quale si bolla un comportamento o un semplice modo di essere: questo è vero solo in parte. Potremmo parlare di attenuanti generiche se ci limitassimo a considerare queste ipotesi, la situazione è invece per me ben più grave perché questa presunzione di conoscenza potrebbe essere figlia di un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Relativismo" target="_blank">atteggiamento relativista</a> che è probabilmente uno dei mali più grandi del nostro tempo. Si è particolarmente esposti a questa debolezza se si mantengono atteggiamenti trasparenti, se ci si mostra per quel che si è, se si coltivano relazioni sincere, se si dice la verità. Nella migliore delle ipotesi si rischia di risultare inopportuni o si rimane quantomeno incompresi. Ora non vorrei aver tratteggiato il mondo a tinte più fosche di quelle che andavano magari impiegate, ma sempre di più ci si scontra (sempre che non ci si schianti) o comunque si devono fare i conti con questa realtà; e questo a tutti i livelli, dalle relazioni internazionali ai rapporti più personali e intimi. Ho provato dunque a chiedermi se il problema non fossi per caso io, se il mio autoproclamato e notorio disadattamento fosse alla base di tutta questa percezione. Ebbene mi sono risposto che no, non lo è. Mi auto-assolvo da questa responsabilità e me lo concedo perché so con certezza di non essere relativista. La soluzione però non mi sarebbe sembrata così semplice se non me l&#8217;avessero in qualche modo suggerita: di fronte al relativismo non sembra esistere un atteggiamento risolutivo per definizione, per cui l&#8217;unica alternativa è il relativizzarsi a propria volta, ma a differenza di un atteggiamento integralista, ne propongo uno selettivo, l&#8217;essere cioè relativisti solo ed unicamente con chi lo è già in partenza. Questo comporta comunque una iniziale apertura di credito nei confronti dell&#8217;altro, apertura che sta alla base di qualunque relazione; certo, il credito potrebbe poi andare perduto (qualche rischio andrà pure corso, no?), ma visto che le risorse (di chiunque) non sono indefinitamente disponibili, mi piace affidarmi a quell&#8217;idea fantastica, che esista una particolare combinazione di atomi che si incastrano bene tra di loro, o all&#8217;illusione che me ne deriva da questo. La presunzione di innocenza rimane. Ma in ogni caso non provate a negarmi la verità. Se lo fate, non mi meritate. Ma non ve lo farò vedere, non ve lo farò capire, e se non sarà sufficiente, poco me ne importa.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Da ascoltare:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=UNGozTgUAkI" target="_blank">Love the way you lie (part II) &#8211; Rihanna</a></p>
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		<title>Apologia</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Apr 2011 23:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dabe</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Libri]]></category>
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		<description><![CDATA[Qual&#8217;è che hai attorno? Quanto di sofferto, voluto e prima desiderato, sognato? Di cosa ti sei circondata? E quale il movimento: ti sei avvicinata o hai tratto? Ciò che rimane è somma. Lunga fila di addendi in spazi vuoti. Non ti stupire allora di questa ulteriore inutilità. Perché a sublimare l&#8217;essenza del dono, che nulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qual&#8217;è che hai attorno?<br />
Quanto di sofferto, voluto<br />
e prima desiderato, sognato?<br />
Di cosa ti sei circondata?<br />
E quale il movimento:<br />
ti sei avvicinata o hai tratto?<br />
Ciò che rimane è somma.<br />
Lunga fila di addendi in spazi vuoti.<br />
Non ti stupire allora<br />
di questa ulteriore inutilità.<br />
Perché a sublimare l&#8217;essenza del dono,<br />
che nulla già vuole a cambio,<br />
cosa si può di più<br />
di ciò che non serve?<br />
Difficile sarebbe: pensato,<br />
forse nemmeno immaginato;<br />
questa sia ricerca,<br />
senza cogliere frutto,<br />
né vendemmia, né raccolto.<br />
Che non si bestemmi il sudore del campo,<br />
si rimanga a versarlo sul pane.<br />
Di questo non ci si mangi,<br />
non ci si campi. A che scopo?<br />
Balsami e lozioni non osano di meglio.<br />
Ma a goderne appieno di una volta.<br />
Anche solo una volta.<br />
Di questa oscena<br />
mancanza di uso.</p>
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