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Pensiero

Distanze

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Unità di misura multiple si condensano in stati d’animo. Anni. Confrontati da parallassi differenti calano dentro più esistenze: chi non li ama, chi non li considera, chi non li teme. Chilometri. Rotolando verso un’alba, arriverei. Passi. Quelli che puoi contare in misure piccole sono spesso più distanti di quelli interminabili che calchi insonne in una stanza o di quelli affannati che mancano alla vetta. Prudenze. Risparmio inutile di piccoli imbarazzi. Centimetri. Mi avvicino e mi arriva per primo l’odore che ricordo familiare, mio. Socchiudo le labbra per ritrovare colma la misura, memoria di un sapore. Parole. Combinazioni varie di lettere che unisco tra loro creano separazioni incolmabili. Uomini. Allontanano agli altri chi avvicinano traendolo a sé. Pensiero. Rimango immobile e nell’attesa sono diversamente vigile, ricettivo. Giunge poco più di un silenzio. Immagini. Stupide diottrie, perché non so vedere che poco più in là del mio naso? Pressione. Quanta difficoltà nell’osmosi,…

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Latte

By | Pensiero, Poesia | No Comments

Madre e bimba. Per il tuo frutto che meravigliosamente hai. Ti invidio. Per il tuo essere donna a donna. Per questo intelligente passaggio che la natura non ha scordato. Perché vi siete mischiate il sangue da dentro e ora il seno da fuori, così che impari a (ri)conoscerti esterna ma non estranea. Non dubitare però che tutto questo sia anche per te. Perché se ti avvantaggia il saperlo dell’essere figlia, altrettanto ti spaventi il furto di quell’altro cuore che con tanta cura era riposto accanto a te. Quel muscolo asincrono un poco più basso, scippato nel parto. Guardalo. Non sai niente di lei. Accostati, usalo, ora e più tardi. Per essere mamma. Devi essere figlia. E un incontro, uno scontro e un nuovo incontro: latte.   E ora che hai l’hai letto come madre, rileggilo come figlia.

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Certezze

By | Pensiero | No Comments

Sedia, tavolo, scacchiera, pezzi, campanello, orologio. Tocca a te. Muovi. Muoviti! Sbaglia. Perdi un pezzo. Annota l’errore. Memorizza il passo. Cambio di scenario. Riorganizza. Ricomincia. Rimuovi. Riprendi. Errati punti di vista. L’altro è sorprendentemente eterologico. Nell’unica partita a tempo non si può stabilire la durata di un’azione né la sua certezza; ma non tanto di efficacia, quanto di genitura. Molte sconfitte per quale vittoria? Violazione delle regole. Devo forse intendere tutto questo come una partita? Mi alzo e abbandono; lascio il campo, me ne vado. Ridiscendo il fiume (ma quale cavolo di fiume?). Nel viaggio verso la sorgente, all’ultimo bivio ho sbagliato affluente. Eccolo. Imbocco con fatica l’altro corso, seminascosto da un intreccio di canne frondose, le foglie mi si appiccicano a formare uno strano sandwich: derma, cotone, clorofilla. È intricato l’imbocco, sbarrato quasi. Spine. Mi lecco una piccola ferita sul dorso della mano e il liquido denso e ferroso si…

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Volevo fare il liceo

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Qualcosa andò male e mi ritrovai così in un istituto tecnico industriale.
La tradizione voleva che nelle prime sezioni (quelle meno suscettibili a pericolose variazioni di personale) si rintanassero i professori migliori: lo sguardo posato a volte non più distante la propria cattedra.
In quale scuola non si trova forse la 1a A?
Ai tempi, quindi, già se finivi nella F eri uno sfigato, i tuoi genitori avrebbero maledetto il sistema scolastico e la tua istruzione sarebbe andata a farsi benedire…
Per contare sulle dita delle mani la cardinalità della mia sezione avevo bisogno del mio compagno di banco: solo mettendoci assieme avremmo potuto raccoglierne tredici da contare.
L’ambiente non era male: in quaranta metri quadri respiravamo la nostra cultura in trenta; mi sembra di vedere nei tg di oggi la polizia scoprire un covo di disgraziati, materassi per terra, uno addosso all’altro a dormire, venti per stanza.
Trenta, tutti maschi. Eravamo disperati, si, ma non lo sapevamo.

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Ancora tutto può succedere

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Adesso che hai il nome della bimba posso rivelarti che il mio nome preferito è Maria (così sono certo di non averti influenzato!), Lucia non è tra i miei preferiti, ma so anche che la scelta di un nome è una cosa terribilmente soggettiva, dipende quasi sempre dalle persone che abbiamo conosciuto e che portavano quel nome. Ti immagini un nome che ti piace da matti, che ti piace come suona quando lo pronunci (a proposito, ci hai pensato, “Lucia” dovrai pronunciarlo un milione di volte!), un nome che ti piace leggere quando è scritto in una parola… Beh tu pensi a questo nome bellissimo e poi ti ricordi di quella persona odiosa che si chiama proprio così! Sembra che mi voglio giustificare ma so che tu lo sai che non è così, non è mai stato così. Ancora tutto può succedere. Devo rimproverarti. Non smettere mai. Mai. Di aspettarti…

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Convinzione in passato remoto

By | Pensiero, Poesia | No Comments

Della lama del guardaboschi non vidi mai il segno, fu la piena del torrente; l’acqua si infilò tra le mie crepe, spinse sul fusto, non riuscii a trattenere a me la radice. Fu la mia in-consistenza o la furia della corrente? Piovve tutta la notte e poi il giorno e un’altra notte. Col sole fui spoglio. Sterile. La superficie liscia, inattaccabile. Ci vollero altre acque a bere e soli a spaccare, muschi a concimare e insetti a riparare. Finché lo storno lasciò cadere un seme. Lo accolsi. E ancora altre acque e altri soli, muschi e insetti. Il seme, a germogliare. Mi si faccia di una pasta più tenera prima, che mi si conficchi nell’anima il legno. La fibra mi arrivi dal cielo, la tempra ricresca col vento. L’intreccio si provi col gelo, quando solo di bianco m’ammanto. Che sia frutto o bufera il domani con certezza non posso sperare….

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