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	<title>Michele Dabergami Web Site</title>
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	<description>www.dabe.it - sito personale di Michele Dabergami</description>
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		<title>Macao</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 14:34:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dabe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Pensiero]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Un passo al centro della Storia. Si ma un passo buffo perché questo passo lo si è fatto da fermi, seduti e non &#8220;immobili&#8221; nel mezzo di una strada (subito ribattezzata piazza). Forse è stata una allucinazione tutta mia favorita dalla mia scarsa partecipazione storica alla ribellione. Volevo visitare Macao proprio quel giorno, ma quando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Un passo al centro della Storia. Si ma un passo buffo perché questo passo lo si è fatto da fermi, seduti e non &#8220;immobili&#8221; nel mezzo di una strada (subito ribattezzata piazza). Forse è stata una allucinazione tutta mia favorita dalla mia scarsa partecipazione storica alla ribellione. Volevo visitare Macao proprio quel giorno, ma quando la mattina ho saputo dello sgombero, ho provato un impulso diverso, non un&#8217;indignazione, come hai raccontato, ma una incazzatura (perché hai usato arrabbiato al posto di incazzato?). Sarei andato lo stesso, ma quel fatto ha mutato il sentimento. Ora &#8220;dovevo&#8221; andare. Essere parte di quel luogo (già perché non essendoci più il palazzo, il luogo lo facevano le persone) anche se solo per poche ore mi ha fatto sentire avvenimento, cronaca in evoluzione, evento.<br />
Abbiamo narrato la storia prima della sua verità giuridica, abbiamo raccontato la storia vera, perché era quella che si faceva lì.<br />
Conosco poco voi Wu Ming e questa beata ignoranza mi ha anche fatto fare una gaffe: di quella prima aula senza pareti avevo ritagliato e pubblicato un&#8217;immagine, ora l&#8217;ho tolta dalla rete ma la terrò a cuore.<br />
Grazie.</p>
<p><em>Commento a <a title="Passione e delirio a Macao" href="http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=7991">Wu Ming2</a></em></p>
<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left:40px;"><g:plusone size="medium" count="1" href="http://www.dabe.it/2012/05/17/macao"></g:plusone></div>]]></content:encoded>
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		<title>No grazie, non fumo più.</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 08:11:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dabe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensiero]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra le tante sceneggiature possibili di un&#8217;esistenza ne va in scena sempre e soltanto una sola; è sempre buona la prima, anche quando invece è pessima e andrebbe rifatta più e più volte. Di tanto in tanto la vita ci regala un&#8217;altra inquadratura simile e l&#8217;esperienza acquisita ci permette di interpretare meglio il nostro ruolo: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Tra le tante sceneggiature possibili di un&#8217;esistenza ne va in scena sempre e soltanto una sola; è sempre buona la prima, anche quando invece è pessima e andrebbe rifatta più e più volte. Di tanto in tanto la vita ci regala un&#8217;altra inquadratura simile e l&#8217;esperienza acquisita ci permette di interpretare meglio il nostro ruolo: evitiamo gli errori del passato, prevediamo le inaspettate e spiacevoli conseguenze, anticipiamo le possibili derive e difficoltà. Chi è bravo o fortunato, non ha bisogno di questa seconda occasione e azzecca subito tutti i tempi e i modi giusti, convince e ha successo. Qual&#8217;è però allora la differenza tra le due esperienze, cosa distingue il vincente dallo sventurato?<br />
Se si osserva il percorso di sviluppo di chiunque, si nota come questo sia determinato in partenza da scelte non autonome: chi ci cresce sceglie cioè per noi prima il nostro nome, poi i vestiti, il cibo, i giochi e molte altre cose che ci vengono come recapitate dall&#8217;alto; perfino il modo di comunicare, la relazionalità stessa ci viene insegnata o più propriamente <em>tramandata</em>. Poco alla volta poi, si affermeranno le prime indipendenze e i primi contrasti con gli altri e con se stessi; questi istanti di indeterminazione modellano (dapprima in modo energico, poi via via sempre più morbido) il nostro essere proprio in base alle scelte che si fanno: ogni direzione possibile che si poteva prendere avrebbe dato luogo ad un&#8217;esistenza (anche completamente) diversa.<br />
Se le scelte indirizzano il percorso, sono le domande a suscitare il pensiero che porta alla decisione. Ora di domande ne esistono di due tipi: domande chiuse e domande aperte. Essendo rivolte a se stessi, queste domande sono inoltre riflessive.<br />
Negli anni ho scoperto che sono molto più bravo a darmi risposte secche anche su scelte difficili, mi basta trovare una propulsione che le alimenti, qualcosa di universalmente vero e immutabile dentro di me che le legittimi una volta per tutte. Così, esattamente un anno fa, mi sono fatto un regalo: mi è capitata in mano la mia prima* sigaretta. Da non fumatore, quale ero appena diventato, molto semplicemente, non l&#8217;ho accesa.<br />
Se vi capita per contro di avvistarmi alle prese con una domanda aperta mi vedrete arrancare e sbandare: che cosa voglio dalla vita, quali sono i miei valori di riferimento, perfino quali sono i miei avversari o i miei compagni: su tutto questo mi trovo in difficoltà più del previsto, anche se forse è solo perché semplicemente mi interrogo, ben più del previsto. Badate bene che nonostante le peripezie, gli ostacoli, la cocciutaggine e l&#8217;amorevole lentezza, alcune di queste risposte sono riuscito a darmele perfino io. Eccezionalmente una di queste ve la svelo, tanto comunque, è tautologica.<br />
Non tu.</p>
<p>&nbsp;<br />
Listen:<br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=MysiaUWjrgs" title="Live Forum Assago 23/04/2012 - I was there" target="_blank">Nicotina Groove &#8211; Subsonica</a><br />&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">*Questo è ovviamente un piccolo gioco di parole, qui faccio riferimento alla mia prima sigaretta da non fumatore, quella che appunto non ho mai acceso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left:40px;"><g:plusone size="medium" count="1" href="http://www.dabe.it/2012/04/25/no-grazie-non-fumo-piu"></g:plusone></div>]]></content:encoded>
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		<title>Curiosity Killed The Cat</title>
		<link>http://www.dabe.it/2012/03/23/curiosity-killed-the-cat</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Mar 2012 12:36:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dabe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensiero]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono curioso? Un tempo sicuramente lo ero. Una valanga di mancate risposte ha spento negli anni quell&#8217;impeto. È colpa delle persone che ho incontrato? Ho sbagliato a caricare di significato certe relazioni? Può essere. Non ne faccio colpa a nessuno e contemporaneamente a tutti. Se non sono più tanto irrequieto lo devo alla durezza del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">Sono curioso?</div>
<div style="text-align: justify;">Un tempo sicuramente lo ero. Una valanga di mancate risposte ha spento negli anni quell&#8217;impeto.</div>
<div style="text-align: justify;">È colpa delle persone che ho incontrato? Ho sbagliato a caricare di significato certe relazioni? Può essere. Non ne faccio colpa a nessuno e contemporaneamente a tutti.</div>
<div style="text-align: justify;">Se non sono più tanto irrequieto lo devo alla durezza del mondo che scava spazi di domanda dentro di te e poi li lascia vacui di un&#8217;attesa senza resa. Non c&#8217;è nessuno che ritira il vuoto per il pieno. Di quello spazio rimane la cicatrice, pelle tirata sul tamburo dell&#8217;assenza; e nel colpirla, il suono cupo che ne scaturisce mi mette timore.</div>
<div style="text-align: justify;">Ne soffre la vitalità, manca la pazzia del gesto improvviso.<br />
Ma è più saggia l&#8217;assenza di curiosità, è meditazione, è pensiero, è mantenimento della specie, è reazionaria.</div>
<div style="text-align: justify;">Se mi piace?</div>
<div style="text-align: justify;">No non mi piace. La conservazione è per me solo per sopravvivenza, extrema ratio.</div>
<div style="text-align: justify;">Ne prendo atto e mi adeguo: serbo per me quei brividi di istinto che ancora guizzano nel mio spirito.<br />
Di chi li saprà cogliere è la chiave che apre tutte le porte.<br />
Evoluzione.</div>
<p>&nbsp;</p>
<p><a title="Curiosity Killed The Cat - Misfit" href="http://www.youtube.com/watch?v=-Rqo49y3jro" target="_blank">Curiosity Killed The Cat &#8211; Misfit </a></p>
<p>&nbsp;</p>
<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left:40px;"><g:plusone size="medium" count="1" href="http://www.dabe.it/2012/03/23/curiosity-killed-the-cat"></g:plusone></div>]]></content:encoded>
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		<title>Ottotre</title>
		<link>http://www.dabe.it/2012/03/08/ottotre</link>
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		<pubDate>Thu, 08 Mar 2012 14:22:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dabe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensiero]]></category>

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		<description><![CDATA[Ecco, io uomo, vengo dal fango per irruzione divina. Mentre tu donna, scavata dal mio fianco sei carne di carne. E Dio che in me soffiò la vita, in te costruì la bellezza. &#160; Giorgio Gaber &#8211; Una donna Erri De Luca &#8211; Le sante dello scandalo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco, io uomo, vengo dal fango per irruzione divina.<br />
Mentre tu donna, scavata dal mio fianco sei carne di carne.<br />
E Dio che in me soffiò la vita, in te costruì la bellezza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a title="Ascolta" href="http://www.youtube.com/watch?v=zIM_oWMWZXM" target="_blank">Giorgio Gaber &#8211; Una donna</a></p>
<p><a title="Leggi" href="http://www.anobii.com/books/018bdc3247c7c16ef3" target="_blank">Erri De Luca &#8211; Le sante dello scandalo</a></p>
<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left:40px;"><g:plusone size="medium" count="1" href="http://www.dabe.it/2012/03/08/ottotre"></g:plusone></div>]]></content:encoded>
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		<title>Scrivi sulla sua bacheca</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 11:57:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dabe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amici]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Pensiero]]></category>

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		<description><![CDATA[E alla fine è giusto maledire facebook che mi ricorda il tuo compleanno, che però non è più un compleanno ma un anniversario. Io vorrei che ci fosse, come quello della nascita anche l&#8217;anniversario della morte. Della tua morte. Già perché tra i messaggi, le foto, i commenti, quello sembra un luogo così pieno di vita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">E alla fine è giusto maledire facebook che mi ricorda il tuo compleanno, che però non è più un compleanno ma un anniversario. Io vorrei che ci fosse, come quello della nascita anche l&#8217;anniversario della morte. Della tua morte. Già perché tra i messaggi, le foto, i commenti, quello sembra un luogo così pieno di vita mentre tu la vita l&#8217;hai lasciata, poco più di un anno fa.<br />
Solo che non c&#8217;è scritto da nessuna parte, non lo trovi sbagliato?<br />
Vorrei vederlo quel numero, quel giorno. Vorrei un inizio ed una fine.<br />
Perché mi sembra strano che non ci sei, mi sembra solo come se non ti vedessi da un po&#8217;, come se in questo poco tempo non ci fosse stata l&#8217;occasione di incontrarci e fermarci un secondo a raccontarci una storia.<br />
Lo so che ti ho accanto, in quel modo lì, lo so che posso trovarti e pensarti perfino in quello che mi capita.<br />
Attonito, resto a guardare quel rimando e il tuo nome scritto là in un angolo, lo seguo e vedo tanti amici mettere parole, un bacio, pensieri, un ricordo.<br />
Mi fermo e maledico questa assenza.<br />
Poi mi giro ti saluto e vado a scriverlo.<br />
Perché alla morte, a quella, non ci si può abituare mica.<br />
Mai.</p>
<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left:40px;"><g:plusone size="medium" count="1" href="http://www.dabe.it/2012/02/23/scrivi-sulla-sua-bacheca"></g:plusone></div>]]></content:encoded>
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		<title>Comandare e fallire</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 15:14:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dabe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Pensiero]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho da un paio d&#8217;anni la patente nautica e ho conosciuto il temperamento e la fermezza degli uomini delle capitanerie di porto (che ricordo essere funzionari militari e non civili), abituati alla gerarchia e al comando. Durante l&#8217;esame si viene interrogati da loro: ricordo con esattezza di avere risposto ad una domanda sulla bussola descrivendola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ho da un paio d&#8217;anni la patente nautica e ho conosciuto il temperamento e la fermezza degli uomini delle capitanerie di porto (che ricordo essere funzionari militari e non civili), abituati alla gerarchia e al comando.<br />
Durante l&#8217;esame si viene interrogati da loro: ricordo con esattezza di avere risposto ad una domanda sulla bussola descrivendola e argomentandola fin nei più minimi dettagli, dimenticai però un&#8217;unica singola parola e la risposta nel suo insieme (corretta al 99,9%) fu valutata sbagliata. Contemporaneamente alle mie enunciazioni, il secondo esaminatore ricontrollò non so più quante volte se un rilevamento da prendere &#8220;al traverso&#8221; fosse stato da me fatto sulla rotta (errato) o sull&#8217;angolo di prora (corretto). Neppure di fronte al risultato finale ineccepibile di quel carteggio, quel funzionario si convinse della bontà del mio esercizio. Volle (probabilmente dentro di sé sentiva di dover fare così) più e più volte ricontrollare. Fortunatamente risposi correttamente (100%) alle successive domande e conseguii meritatamente la mia patente.</p>
<p style="text-align: justify;">A proposito di questo volevo segnalare un video. Contributo che va però spogliato delle interpretazioni socio-politiche dell&#8217;italico paese, (delle quali è fin troppo facile parlare, è come sparare sulla croce rossa) e che individua a mio parere un paio di punti fondamentali del perché del fallimento totale del tentativo dell&#8217;ufficiale della capitaneria nei confronti del capitano della Concordia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Video" href="http://video.repubblica.it/rubriche/la-fotografia/de-falco-troppo-facile-chiamarlo-eroe/86060/84449" target="_blank">Video &#8211; Troppo facile chiamarlo eroe</a></p>
<p style="text-align: justify;">Non mi interessa l&#8217;analisi sociologica del nostro paese, chi si identifica nell&#8217;uno o nell&#8217;altro. Non mi interessa la ricerca smodata del colpevole e lo scadente buonismo che ciò raffigura. Non mi interessa nemmeno lo scambio di ruoli finale, prosaico e drammatico, fine a se stesso e indimostrabile. Per questo vi lascio un&#8217;altra opinione:</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="L'unico eroe" href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&amp;ID_articolo=1123&amp;ID_sezione=56" target="_blank">Articolo &#8211; L&#8217;unico eroe</a></p>
<p style="text-align: justify;">Mi interessa in quel frangente l&#8217;atteggiamento di chi doveva coordinare e soccorrere tutti e avrebbe dovuto farlo per primo lì, con il suo interlocutore. Il comandante De Falco ha pianto, si. Perché ha fallito. Miseramente. Probabilmente lui lo sa.<br />
A partire dal minuto 1:30 se ne ricorda il comportamento. <em>ha gridato, ha imprecato ha tuonato&#8230; ha esibito indignazione ed energia muscolare</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Non credo abbia sbagliato nell&#8217;adempimento in senso stretto del proprio dovere, dico che in tanti e diversi modi poteva seguire le giuste direttive e adempiere ai propri incarichi e che di fronte alla difficoltà e all&#8217;emergenza solo chi si è veramente preparato ad affrontarla può sperare di reagire come si era allenato a fare.<br />
Al minuto 2:07 è invece esemplare l&#8217;individuazione della possibile soluzione. <em>Un comandante che debba recuperarne un&#8217;altro forse dovrebbe provarci anche con qualche argomento &#8220;Non ti ricordi cosa ci hanno insegnato i nostri mestri?&#8221; &#8220;Se torni a bordo e ne salvi uno solo, basterebbe questo alla tua coscienza&#8221;.</em><br />
Nel rispetto della catena di comando De Falco ha veementemente dato ordini e pure minacciato e così, in fondo, che risultato ha ottenuto? Nulla. Che possibilità aveva il codardo, l&#8217;impaurito, lo sprovveduto di ragionare sulla tragedia che aveva contribuito a creare e che si consumava davanti ai suoi occhi? Quale capacità, quale consapevolezza avrebbe dovuto fargli recuperare per potergli ridare la sufficiente stima e sicurezza di sé tale da renderlo nuovamente capace di coordinare attivamente i soccorsi? Non sapremo mai se un intervento davvero efficace sul capitano Schettino (che non è un comandante militare ma è un civile) lo avrebbe fatto risalire a bordo e gli avrebbe fatto salvare anche solo un passeggero in più, di certo sappiamo che l&#8217;insulto, il piglio intransigente,  il richiamo all&#8217;ordine ahimè si sono dimostrati in questo caso totalmente inefficaci.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi lascio un altro simpatico esempio delle conseguenze dell&#8217;esasperazione della catena di comando che si trova nel film &#8220;Full metal jacket&#8221;, parafrasi di un certo rigore militare che pratica l&#8217;annullamento sistematico del pensiero per ottenere l&#8217;asservimento e l&#8217;ubbidienza; in certi tratti mi ricorda grottescamente una recente telefonata&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Full metal jacket" href="http://www.youtube.com/watch?v=wCK3RQyBUxs" target="_blank">Video &#8211; Full metal jacket</a></p>
<p>Chi ha visto il film già sa come va a finire.</p>
<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left:40px;"><g:plusone size="medium" count="1" href="http://www.dabe.it/2012/01/19/comandare-e-fallire"></g:plusone></div>]]></content:encoded>
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		<title>Attimo</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Dec 2011 17:45:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dabe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensiero]]></category>

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		<description><![CDATA[Ora tocca questa lacrima e un soffio la trasforma in fragola o diamante.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ora tocca questa lacrima<br />
e un soffio<br />
la trasforma<br />
in fragola o diamante.</p>
<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left:40px;"><g:plusone size="medium" count="1" href="http://www.dabe.it/2011/12/25/attimo"></g:plusone></div>]]></content:encoded>
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		<title>Enne</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 14:45:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dabe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amici]]></category>
		<category><![CDATA[Pensiero]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci vediamo, dì, che ne pensi? Che t&#8217;inventi? Maledizione! Del dove te ne vai? Là? Si sta comodi, c&#8217;è rumore? E correre e saltare? Ci sono abbracci da cercare? Si può far capriole? Dimmi, ci sono ancora, le parole? Qui non c&#8217;è altro che domande. E allora smetto. Non mi viene facile lasciare ma non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci vediamo, dì, che ne pensi?<br />
Che t&#8217;inventi? Maledizione!<br />
Del dove te ne vai? Là?<br />
Si sta comodi, c&#8217;è rumore?<br />
E correre e saltare?<br />
Ci sono abbracci da cercare?<br />
Si può far capriole?<br />
Dimmi, ci sono ancora, le parole?<br />
Qui non c&#8217;è altro che domande.<br />
E allora smetto.<br />
Non mi viene facile lasciare<br />
ma non si può proprio continuare.<br />
Per ora, ti lascio qui<br />
quel che viene più facile a tutti.<br />
Per ora, sto con tutti.<br />
Ciao.</p>
<p>Puoi ascoltare: <a href="http://www.youtube.com/?dc=organic&#038;hl=it&#038;rdm=4owzg9khk&#038;reload=2&#038;source=mog#/watch?v=rltDyTu8rV4">Sigur Rós &#8211; Starálfur</a></p>
<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left:40px;"><g:plusone size="medium" count="1" href="http://www.dabe.it/2011/12/14/enne"></g:plusone></div>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Lettera iniziale</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Nov 2011 14:45:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dabe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensiero]]></category>

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		<description><![CDATA[È questo sforzo, di tempo immemore che mi separa di quanto aumentato l&#8217;allungo per raggiungerti. Sublime ignoranza smetti, ti prego, di cullare la mia beata coscienza. Basta! Intorpidita, ubriacata non ti serve a ritrovarla dall&#8217;alto a scrutare le nebbie. Neanche serve questo risparmio, questa unica imprevedibilità che ti serbi. C&#8217;è finora un solo colpo, un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È questo sforzo, di tempo immemore<br />
che mi separa<br />
di quanto aumentato l&#8217;allungo<br />
per raggiungerti.<br />
Sublime ignoranza<br />
smetti, ti prego, di cullare<br />
la mia beata coscienza.<br />
Basta! Intorpidita, ubriacata<br />
non ti serve a ritrovarla dall&#8217;alto<br />
a scrutare le nebbie.<br />
Neanche serve questo risparmio,<br />
questa unica imprevedibilità<br />
che ti serbi.<br />
C&#8217;è finora un solo colpo,<br />
un battito.<br />
Da risuonare, effondere,<br />
moltiplicare.<br />
Raccolto a celebrare<br />
esequie al passato*.<br />
&nbsp;</p>
<p><em>* Quest&#8217;ultimo verso è un omaggio ad <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alda_Merini">Alda Merini</a></em><br />&nbsp;</p>
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		<title>AiEmSoSorri</title>
		<link>http://www.dabe.it/2011/10/19/aiemsosorri</link>
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		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 18:14:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dabe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensiero]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono molto dispiaciuto, me ne dolgo, chiedo scusa. Se mi interrogo su questo gesto di auto-assoluzione che mi sembra unico nel panorama delle offese, dove spesso invece si reclamano risarcimenti anche pretestuosi, lo immagino così, d&#8217;acchito, gravemente insufficiente nel sanare il presunto &#8220;reato&#8221; che si è commesso, per cui si tenta l&#8217;amnistia. Ho fatto un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sono molto dispiaciuto, me ne dolgo, chiedo scusa.<br />
Se mi interrogo su questo gesto di auto-assoluzione che mi sembra unico nel panorama delle offese, dove spesso invece si reclamano risarcimenti anche pretestuosi, lo immagino così, d&#8217;acchito, gravemente insufficiente nel sanare il presunto &#8220;reato&#8221; che si è commesso, per cui si tenta l&#8217;amnistia.<br />
Ho fatto un piccolo sondaggio, e sono stato quasi sopraffatto, non esattamente aggredito ma poco ci mancava, come se si andasse a tastare un nervo scoperto, un piccolo scheletro lasciato nell&#8217;armadio, un magone, sì, un magone rimasto lì, ancora da mandare giù. Quasi che chiunque abbia subito questo dispetto.<br />
Allora forse che tutto questo non basti, a me sembra confermato da queste reazioni inaspettate.<br />
La prima constatazione però sta nella qualità del torto subìto. La quantità intesa come reiterazione, amplifica ma non spiazza la scena; se invece si tratta di aumentati livelli di sofferenza allora il discorso può dirsi diverso ma non nella forma.<br />
Cerchiamo all&#8217;inizio di rimanere sullo stesso piano: ho di fronte qualcuno che mi ha umiliato, mi ha mentito o che ha deluso le mie aspettative, non ha tenuto fede ad una promessa, ha tradito la mia fiducia. Le due parti in questo caso si trovano nello stesso ambiente, abitato però da punti diametralmente differenti: chi procura l&#8217;offesa sente (a volte) poi di dover riparare al danno che ha causato.<br />
Già di per sé questo scatena una riflessione intrinseca: da dove viene quel sentimento che ci dispone in questa condizione? Perché ci si sente gravati da una colpa?<br />
Questa prima risposta non è né semplice né univoca. Potremmo pensare alla natura stessa dell&#8217;uomo come essere relazionale che mette a rischio un rapporto prezioso, oppure alle regole che la società ci propone, al buonsenso e alla convivenza civile, potremmo infine essere guidati (o costituiti) da entità superiori. La impossibile sintesi è anche contrappunto ad altre questioni: dove nascono sentimenti quali la carità, la solidarietà, il mutuo soccorso, la pietà ecc?<br />
Spingendoci in questa direzione, non è difficile intravvedere il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Limite_(matematica)" target="_blank">limite</a> (inteso come l&#8217;andamento di una funzione matematica) per il sentimento che tende ad essere radicale (animale) della funzione uomo, e qui per esempio potremmo includere tra i possibili risultati l&#8217;istinto primordiale della riproduzione. A queste disamine <a href="http://vaticaninsider.lastampa.it/fileadmin/user_upload/File_Versione_originale/Relazione_del_Card._Bagnasco_a_Todi.pdf" target="_blank">manca infatti sempre più spesso</a> una visione totale dell&#8217;epopea dell&#8217;uomo che deve necessariamente partire dai suoi albori (anche, se vogliamo, misteriosi) per propagarsi nella storia attraverso le sue conquiste e trasformazioni in cui la cultura e la società (in qualunque direzione si siano indirizzate) sono cardini fondamentali della sua evoluzione. In questo non voglio esprimere un giudizio qualitativo, dico però che se nel tempo si è sviluppata una qualunque teoria del perdono, non possiamo che rallegrarcene: ci siamo fatti la guerra, ora facciamoci la pace; qualcuno retroceda, qualcuno faccia volontariamente un passo indietro, ma se qualcuno si muove, se qualcuno parte, alfine lo fa senza sapere bene il perché o almeno senza esserselo mai veramente chiesto.<br />
E a chiederselo ci si pone l&#8217;interrogativo della gratuità: ma non del gesto (la cui origine non abbiamo qui voluto approfondire) quanto dello sconto di pena celebrato dallo stesso richiedente. Perché al solo &#8220;chiedere&#8221; il perdono, lo si dovrebbe anche ottenere? Cos&#8217;è e basta la sincera contrizione di un cuore pentito?<br />
Ho distrutto la tua casa, scusa.<br />
Ho rubato il tuo raccolto, mi dispiace tanto.<br />
Ho ucciso tuo fratello, chiedo venia.<br />
Ora, per fortuna, il sentimento di perdono più genuino trascende la necessità della richiesta; non c&#8217;è una coda da smaltire o un iter da perseguire. È e rimane totalmente gratuito, completamente insensibile all&#8217;entità e all&#8217;insistenza del male, indifferente all&#8217;appello, misera mendicanza.<br />
Il perdono è bontà, mitezza, libertà e, per chi ci crede, santità.<br />
Chi la inquina cercando di salvare se stesso non lo merita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">
Questa puoi ballarla:<br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=H9NQTnLXfSA" title="Madonna - Sorry" target="_blank">Madonna &#8211; Sorry</a>
</p>
<p>&nbsp;</p>
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