feb
20
2010
Senti, questa te la devo proprio raccontare!
È un sogno.
Allora eravamo in questa festa che durava diversi giorni, come un rave solo che la gente era normale e il posto era un castello, ma un castello delle nostre colline, come quello di Statto, cioè molto bello e molto grosso ma non principesco della serie fossato e coccodrilli.
Naturalmente ci sei anche tu e già da un sogno precendente ti avevo vista flirtare con uno, ma niente di che: gran discorsi e pezze e basta; solo che te gli davi corda e a me lui stava sul culo. In più tutti alla festa sapevano di me e te (questa è difficile da spiegare, diciamo che sapevano di me e te come io conosco te e tu me), e questo flirt destava un po’ di scalpore (come quando la gente si bisbiglia nell’orecchio: “Oh, ma hai visto quelli?”) ma niente di grave. Ad un certo punto, visto che il giorno dopo mi dovevo alzare molto presto, decido di andare a letto, mi sposto di una stanza più in là e i rumori giungono già molto attutiti come se la musica oltre la porta filtrasse a fatica. Nella stanza c’è una piccola cucina, un divano con una coperta sul quale mi corico e una tv lcd ma non tanto grande, attaccata male di lato su una colonna (mi ricordo che dovevo guardarla storta). Come al solito non mi addormento e dopo poco entrate tu e il tipo, state ridendo di qualcosa di buffo che vi siete appena detti, ma quando mi vedete però smettete subito di ridere mentre io non faccio una piega, rimango li sotto la mia coperta con la mia tv storta. Lui inaspettatamente tenta un patetico tentativo (cosa che ti delude moltissimo) di cercare un’altra stanza provando a sfangarla. Tu che nel frattempo ti eri avvicinata al bracciolo del divano fino a sedertici (mi davi così le spalle) nel vedere questo misero esperimento esclami: “Faccio il caffè!”. Poco dopo il tizio rientra nella stanza come se si fosse perso al corso dei boy scout e comincia a guardare la televisione (oh senti il programma non me lo ricordo proprio e poi guarda che io ce l’avevo di lato!). Questa sua visione rettilinea mi incazza, così mi alzo (balla! Mi sono scostato la coperta e seduto sul divano, non mi sono per niente alzato!) e ad un certo punto è stato chiaro per tutti, perfino per il beota (si mi sta su culo, embè?), che qualcuno era di troppo in quella stanza e che quel qualcuno era lui. Nonostante questo rimaneva li impalato con la sua cazzo di tv lineare, un po’ come certa gente che si trova per sfortuna di fronte ad un animale selvatico e rimane lì inerte, bloccata (cazzo è, speri di passare inosservato?). Così al colmo del suo immobilismo mi alzo (per davvero stavolta) e gli dico: “Senti, siamo adulti, non mentiamoci. Bevi il caffè e vattene!”.
Attraverso un processo fisico non ancora definito per una frazione di secondo si è pietrificato: una sorta di auto-somatizzazione dell’immobilità, come se la fisica rispondesse in qualche modo anche ad alcune leggi filosofiche, il che sarebbe una figata, s’intende.
Pochi istanti dopo, senza bere il caffè, se n’è andato.
E lì il nulla, il tempo sospeso, io e te e basta.
Poi la festa si è trasferita nella nostra stanza.
feb
12
2010
Adesso che hai il nome della bimba posso rivelarti che il mio nome preferito è Maria (così sono certo di non averti influenzato!), Lucia non è tra i miei preferiti, ma so anche che la scelta di un nome è una cosa terribilmente soggettiva, dipende quasi sempre dalle persone che abbiamo conosciuto e che portavano quel nome. Ti immagini un nome che ti piace da matti, che ti piace come suona quando lo pronunci (a proposito, ci hai pensato, “Lucia” dovrai pronunciarlo un milione di volte!), un nome che ti piace leggere quando è scritto in una parola… Beh tu pensi a questo nome bellissimo e poi ti ricordi di quella persona odiosa che si chiama proprio così!
Sembra che mi voglio giustificare ma so che tu lo sai che non è così, non è mai stato così.
Ancora tutto può succedere.
Devo rimproverarti.
Non smettere mai.
Mai.
Di aspettarti che tutto possa succedere.
La definitività della vita è solo la morte. E la morte non solo fisica purtroppo, ma anche di chi si rassegna (non sto parlando di te, ovvio), di chi non reagisce, di chi si siede di fronte al passare del tempo.
Lo so bene che non sei tu, per cui ti meriti solo un piccolo buffetto.
Meravigliati di nuovo, proprio ora che i tuoi sensi sono al culmine, di ogni nuova sensazione, e pensa. Pensa a quando scomparirà questa sensazione, pensa a quelle che la sostituiranno, pensa sempre al nuovo.
La vita è nuova ogni giorno, anche nelle cose uguali (dovrei dire simili).
La vita è terribile e bellissima.
Dipende da te.
gen
07
2010
Della lama del guardaboschi non vide mai il segno,
fu la piena del torrente;
l’acqua si infilò tra le mie crepe, spinse sul fusto,
non riuscii a trattenere a me la radice.
Fu la mia in-consistenza o la furia della corrente?
Piovve tutta la notte e poi il giorno e un’altra notte.
Col sole fui spoglio.
Sterile.
La superficie liscia, inattaccabile.
Ci vollero altre acque a bere e soli a spaccare, muschi a concimare e insetti a riparare.
Finché lo storno lasciò cadere un seme.
Lo accolsi.
E ancora altre acque e altri soli, muschi e insetti.
Il seme, a germogliare.
Mi si faccia di una pasta più tenera prima, che mi si conficchi nell’anima il legno.
La fibra mi arrivi dal cielo, la tempra ricresca col vento.
L’intreccio si provi col gelo, quando solo di bianco m’ammanto.
Che sia frutto o bufera il domani con certezza non posso sperare.
Ma lo voglio, lo faccio, lo cresco.
Son terra.
dic
10
2009
We lose ourselves when we compromise the very ideals that we fight to defend.
B. Obama
nov
23
2009
Non sei migliore né peggiore.
Sei uguale.
nov
17
2009
Mandami un segno, un rimando, un petalo di rosa.
Un raggio di blu.
Scollami se puoi da questa vita grigia che nessuno sceglie.
È che non sceglie.
Balle.
Il destino non esiste.
Muovo però al ritmo di una musica che mai ascolterei.
Burattino negli arti e dei fatti.
Quale costrizione?
Quale assurda legge o regime mi opprime a ciò?
Scuotimi al torpore di uno senza sogno.
Che all’Uomo non manca mai.
Qual’è l’essenza del mio legno?
Annusala e ritrovala per me.
set
05
2009
Tra tutte son tante,
una goccia nel mare
in un giorno qualunque
lo sguardo distoglie.
Tremava il distacco
pur senza radice
dal mondo fatato
di pesci e conchiglie.
Un viaggio ’si breve,
varcare la soglia,
un passo, uno solo
che par non finisce.
Eppure là sotto
di gocce a milioni
la stringono attorno
ma è lei che capisce.
Che buffo quel balzo
nel cielo infinito,
lasciar la tua casa
per esser dimora.
Così quel granello
nel vento rapisci
per farne una nuvola
perché non lo è ancora. |
Incontro dell’altro,
tremendo mistero
incorpora un seme
che mangi da sposa.
Scatena un diluvio
tempesta di vita
a nutrire la terra
di frutti orgogliosa.
E piove nei campi,
sui prati, sui fiori
son lacrime e gioia,
nel ferro, un anello.
Mistero l’incontro
memoria il ricordo
da qui tutto parte
è il giorno più bello.
A Sara e Gianni
|
ago
24
2009
Da dovunque arrivo,
vengo ad occupare con lo spazio del mio corpo, un luogo.
E mentre tutti lo vedono, lo toccano, lo vivono, nessuno che lo abiti.
In quest’aria, tu.
Lungo la spiaggia in fila: una spalla, un braccio, il blu.
Ecco, questo tempo.
Vorrei essere nato qui.
E forse lo sono.
Di certo è casa mia.
Per lo spazio breve di un’esistenza.
Per il tempo duro di un’assenza.