Ottotre

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Ecco, io uomo, vengo dal fango per irruzione divina. Mentre tu donna, scavata dal mio fianco sei carne di carne. E Dio che in me soffiò la vita, in te costruì la bellezza.   Giorgio Gaber – Una donna Erri De Luca – Le sante dello scandalo

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Scrivi sulla sua bacheca

By | Internet, Pensiero | No Comments

E alla fine è giusto maledire facebook che mi ricorda il tuo compleanno, che però non è più un compleanno ma un anniversario. Io vorrei che ci fosse, come quello della nascita anche l’anniversario della morte. Della tua morte. Già perché tra i messaggi, le foto, i commenti, quello sembra un luogo così pieno di vita mentre tu la vita l’hai lasciata, poco più di un anno fa. Solo che non c’è scritto da nessuna parte, non lo trovi sbagliato? Vorrei vederlo quel numero, quel giorno. Vorrei un inizio ed una fine. Perché mi sembra strano che non ci sei, mi sembra solo come se non ti vedessi da un po’, come se in questo poco tempo non ci fosse stata l’occasione di incontrarci e fermarci un secondo a raccontarci una storia. Lo so che ti ho accanto, in quel modo lì, lo so che posso trovarti e pensarti perfino in…

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Comandare e fallire

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Ho da un paio d’anni la patente nautica e ho conosciuto il temperamento e la fermezza degli uomini delle capitanerie di porto (che ricordo essere funzionari militari e non civili), abituati alla gerarchia e al comando. Durante l’esame si viene interrogati da loro: ricordo con esattezza di avere risposto ad una domanda sulla bussola descrivendola e argomentandola fin nei più minimi dettagli, dimenticai però un’unica singola parola e la risposta nel suo insieme (corretta al 99,9%) fu valutata sbagliata. Contemporaneamente alle mie enunciazioni, il secondo esaminatore ricontrollò non so più quante volte se un rilevamento da prendere “al traverso” fosse stato da me fatto sulla rotta (errato) o sull’angolo di prora (corretto). Neppure di fronte al risultato finale ineccepibile di quel carteggio, quel funzionario si convinse della bontà del mio esercizio. Volle (probabilmente dentro di sé sentiva di dover fare così) più e più volte ricontrollare. Fortunatamente risposi correttamente (100%)…

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Enne

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Ci vediamo, dì, che ne pensi? Che t’inventi? Maledizione! Del dove te ne vai? Là? Si sta comodi, c’è rumore? E correre e saltare? Ci sono abbracci da cercare? Si può far capriole? Dimmi, ci sono ancora, le parole? Qui non c’è altro che domande. E allora smetto. Non mi viene facile lasciare ma non si può proprio continuare. Per ora, ti lascio qui quel che viene più facile a tutti. Per ora, sto con tutti. Ciao. Puoi ascoltare: Sigur Rós – Starálfur

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Lettera iniziale

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È questo sforzo, di tempo immemore che mi separa di quanto aumentato l’allungo per raggiungerti. Sublime ignoranza smetti, ti prego, di cullare la mia beata coscienza. Basta! Intorpidita, ubriacata non ti serve a ritrovarla dall’alto a scrutare le nebbie. Neanche serve questo risparmio, questa unica imprevedibilità che ti serbi. C’è finora un solo colpo, un battito. Da risuonare, effondere, moltiplicare. Raccolto a celebrare esequie al passato*.   * Quest’ultimo verso è un omaggio ad Alda Merini 

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AiEmSoSorri

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Sono molto dispiaciuto, me ne dolgo, chiedo scusa. Se mi interrogo su questo gesto di auto-assoluzione che mi sembra unico nel panorama delle offese, dove spesso invece si reclamano risarcimenti anche pretestuosi, lo immagino così, d’acchito, gravemente insufficiente nel sanare il presunto “reato” che si è commesso, per cui si tenta l’amnistia. Ho fatto un piccolo sondaggio, e sono stato quasi sopraffatto, non esattamente aggredito ma poco ci mancava, come se si andasse a tastare un nervo scoperto, un piccolo scheletro lasciato nell’armadio, un magone, sì, un magone rimasto lì, ancora da mandare giù. Quasi che chiunque abbia subito questo dispetto. Allora forse che tutto questo non basti, a me sembra confermato da queste reazioni inaspettate. La prima constatazione però sta nella qualità del torto subìto. La quantità intesa come reiterazione, amplifica ma non spiazza la scena; se invece si tratta di aumentati livelli di sofferenza allora il discorso può…

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Le parole che vorrei trovarti

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Distanza breve, un attimo quello che impatta è mare su scoglio. Accosto. Ascolto il voltarsi dell’onda, lo scroscio impetuoso è uno scoppio riempie di suono e distrugge. Al prossimo tuffo mi chiudo gli orecchi e attonito osservo uno scambio di amore è immobile il sasso, non cambia di un niente milioni, migliaia, di anni lo aspetta quel bacio di acqua lo scioglie perfetto. Ripongo lo sguardo puntandolo al cielo e subito un brivido chiama la pelle per ogni sua goccia che il muscolo accende; se scivola piano, una lacrima finge. Dell’acqua sul viso, rimane il salato in punta di labbra lo trovo baciarmi e l’odore del sole mi ferma il respiro. Il confine terracqua mi parla ‘sí chiaro comunque lo legga mi dice del tutto che ogni mio senso non può che capire; di stessa natura, in sé tumultuosa ti spezza le reni o ti inorgoglisce. Su questo equilibrio è…

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Sarvego

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Stanco del tentativo? Voglio essere capace. Voglio qualcuno che mi insegni. Voglio un maestro. A contarli quelli che ho incontrato nella mia vita, faccio alla svelta: tre, quattro. Penso a chi, disinteressatamente, camminandomi a fianco, mi ha fatto vedere, provare, toccare con mano, si è fermato con me quando il passo si allungava e il fiato si faceva corto, per vedere com’è che funzionava tutta questa storia qua. Parlo di chi accompagnandomi per un pezzo di strada già da lui percorsa, mi portava al bivio giusto della vita mia, senza mai scegliere per me ma senza nemmeno risparmiarsi l’ultimo consiglio, imparato come una litania mandata a memoria per poi essere cantata come balsamo nelle notti solitarie dello spirito, nelle giornate buie disseminate lungo ogni cammino. Perché anche se certe fatiche e sofferenze non si possono evitare, né ci si può per tempo attrezzare perché non ci feriscano, il rigore, la…

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Scelte

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Come ci si comporta dinnanzi all’insorgere di conflitti all’interno di gruppi e comunità transitorie o permanenti? Cerchiamo di definire in origine il significato che vogliamo qui dare al termine “conflitto”: ci si trova di fronte o a far parte o anche a promuovere un conflitto qualora si manifestino punti di vista differenti, e quindi ragioni proprie da difendere o da imporre, su vari argomenti di natura ampiamente disparata, dalle relazioni interpersonali al mondo del lavoro, dalle dinamiche di convivenza allo sport. Un passo ulteriore andrebbe fatto nel discernere la sottile differenza tra competizione e conflitto e sull’opportunità che nella storia questa ha creato. Nel tempo infatti i conflitti sono stati spesso tanto più partecipati quanto meno voluti e le competizioni (ad alto livello) tanto più desiderate quanto meno partecipate, tant’è che se ne sono create simulacri adatti a tutte le categorie. A dire il vero, anche dei conflitti se ne…

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Books

Non si può scrivere senza leggere.