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Dabe

Sarvego

By PensieroOne Comment

Stanco del tentativo? Voglio essere capace. Voglio qualcuno che mi insegni. Voglio un maestro. A contarli quelli che ho incontrato nella mia vita, faccio alla svelta: tre, quattro. Penso a chi, disinteressatamente, camminandomi a fianco, mi ha fatto vedere, provare, toccare con mano, si è fermato con me quando il passo si allungava e il fiato si faceva corto, per vedere com’è che funzionava tutta questa storia qua. Parlo di chi accompagnandomi per un pezzo di strada già da lui percorsa, mi portava al bivio giusto della vita mia, senza mai scegliere per me ma senza nemmeno risparmiarsi l’ultimo consiglio, imparato come una litania mandata a memoria per poi essere cantata come balsamo nelle notti solitarie dello spirito, nelle giornate buie disseminate lungo ogni cammino. Perché anche se certe fatiche e sofferenze non si possono evitare, né ci si può per tempo attrezzare perché non ci feriscano, il rigore, la…

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Scelte

By PensieroNo Comments

Come ci si comporta dinnanzi all’insorgere di conflitti all’interno di gruppi e comunità transitorie o permanenti? Cerchiamo di definire in origine il significato che vogliamo qui dare al termine “conflitto”: ci si trova di fronte o a far parte o anche a promuovere un conflitto qualora si manifestino punti di vista differenti, e quindi ragioni proprie da difendere o da imporre, su vari argomenti di natura ampiamente disparata, dalle relazioni interpersonali al mondo del lavoro, dalle dinamiche di convivenza allo sport. Un passo ulteriore andrebbe fatto nel discernere la sottile differenza tra competizione e conflitto e sull’opportunità che nella storia questa ha creato. Nel tempo infatti i conflitti sono stati spesso tanto più partecipati quanto meno voluti e le competizioni (ad alto livello) tanto più desiderate quanto meno partecipate, tant’è che se ne sono create simulacri adatti a tutte le categorie. A dire il vero, anche dei conflitti se ne…

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Il paese dei balocchi

By RaccontoNo Comments

C’è una strana umidità oggi nell’aria, maggiore di quella che mi aspettavo, strano perché nel paese di villeggio che mi sono guadagnato quest’anno (con tutti gli altri del resto), il servizio unificato di meteoprevisione stabiliva con disarmante certezza che avremmo beneficiato di un clima riposante per il corpo e distensivo dallo stress del nucleo cittadino per la mente. Le piccole gocce di sudore che trasudano dall’epidermide, non solo non mi permettono di rilassarmi ma accentuano ancora di più il mio stato d’ansia per la “transmigrazione” di Piero. Certo è un procedimento obbligatorio che serve per il mantenimento della diversità biologica della nostra specie; così ci insegnano da sempre i quadranti superiori del governo centrale mondiale. Boh, non so come ma mi si è formata l’idea che la separazione di un bambino dalla sua famiglia di origine all’età di dieci anni, possa per lui essere qualcosa di traumatico. Poi, gli è…

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Stanze d’attesa

By PensieroNo Comments

Aspetto. Ma non è un treno o un aereo. Non devo, per ora, andare da nessuna parte. Non è nemmeno qualcuno in ritardo. Il più delle volte l’attesa mi sembra legata al movimento di persone o cose: ci si sposta e c’è di conseguenza un tempo tecnico nel quale l’attività principale è il cambiare lo spazio che occupiamo. Mi vengono però in mente a contrasto innumerevoli attese immobili, minuti lasciati scorrere, perduti per sempre in tediose stanze d’attesa. Mi sembrano stanze e non sale perché è come se, contigue, le abitassimo, passando da una all’altra e in ognuna, con le proprie diverse caratteristiche, sperimentassimo uno spaziotempo diverso, fino a giungere a quella particolarissima con montato a parete uno specchio. L’obiettivo qui non è più né il tempo né lo spazio ma il decoro, e l’attesa di me che aspetto si confonde con l’immagine del mio volto, il mio aspetto. Tecnicamente…

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Apologia

By Libri, Pensiero, PoesiaNo Comments

Qual è che hai attorno? Quanto di sofferto, voluto e prima desiderato, sognato? Di cosa ti sei circondata? E quale il movimento: ti sei avvicinata o hai tratto? Ciò che rimane è somma. Lunga fila di addendi in spazi vuoti. Non ti stupire allora di questa ulteriore inutilità. Perché a sublimare l’essenza del dono, che nulla già vuole a cambio, cosa si può di più di ciò che non serve? Difficile sarebbe: pensato, forse nemmeno immaginato; questa sia ricerca, senza cogliere frutto, né vendemmia, né raccolto. Che non si bestemmi il sudore del campo, si rimanga a versarlo sul pane. Di questo non ci si mangi, non ci si campi. A che scopo? Balsami e lozioni non osano di meglio. Ma a goderne appieno di una volta. Anche solo una volta. Di questa oscena mancanza di uso.

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Sconfitte

By Pensiero, PoesiaNo Comments

Galleggio intatto a cinque metri da te. Senza voce. Non conosco le parole che vorresti ascoltarmi, mi sembra presunzione mia credere, anzi, che le attendi. Ciò che rimane è perdermi per un istante un attimo in un incrocio possibile di luce. Traiettoria unica ottica. Sono stracciato di questa mia delicatezza. E l’intorno persone e gesti, musiche e voci, a corollario del mio tumulto. Muove immobile l’”incerto” ovunque vada rimane fermo ad aspettare. Resisto, lì in piedi silenziosamente abbattuto. Mi rialzo. Che di sconfitta mi faccio vittoria. Arrivo.   Da ascoltare: Subsonica – Benzina Ogoshi Da ricordare: 80° della nascita di Alda Merini

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Chiedere

By PensieroNo Comments

Una delle regole principali dell’improvvisazione teatrale è quella del cercare di non porre troppe domande a chi è in scena con te. Almeno inizialmente bisogna cercare di presentarsi, di contestualizzare il personaggio: dire chi sei, cosa stai facendo, trovare un legame che ti relaziona all’altro. La domanda infatti inquadra la situazione sulla base della ignota risposta dell’altro. La risposta è cioè un’entità incognita (non conosciuta) in partenza. Questo è vero praticamente sempre. Spreco però un avverbio (praticamente) perché purtroppo non sempre l’interrogativo che andiamo a porre è limpido: dovremmo cioè valutare meglio l’aspettativa che abbiamo nei confronti della possibile risposta: che cosa attendiamo, che cosa immaginiamo o addirittura già sappiamo della possibile reazione? La questione in sé dovrebbe porci in prossimità di una posizione ignota, oscura; se invece intuiamo o percepiamo la direzione di uscita, o ancor più, interroghiamo l’altro solo per riaffermare le nostre convinzioni (domanda retorica), partiamo invece…

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Mia suocera beve – Diego De Silva

By LibriNo Comments

È un trattato di filosofia sociale contemporanea (andrebbe fatto studiare a scuola, per me), meravigliosamente trasportato nella vita di quel totale perdente (nel quale mi identifico totalmente) di Vincenzo Malinconico. Si, mi mancano (ex) moglie e figli, la professione di avvocato di insuccesso (ma solo la parte di avvocato mi manca, quella di insuccesso ce l’ho tutta) e l’avversione per la cucina giapponese che invece amo (ma questo spero sia un falso, inserito solo per adattare la storia, o almeno spero!). Non ce la fa proprio a non assecondare la sua atavica tendenza a rovinarsi la vita, è triste, fiero, soffre, e gioisce dell’esistenza tutta, con estrema e precisa lucidità. Lui sa. Poi decide a volte di fallire, di cedere, ma consapevolmente. Non dà soluzioni questo libro, si avvale della facoltà di non rispondere. Cosa, che a pensarci bene, farò pure io. – Ora, vorrei aprire una parentesi. Per quale…

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Gasherbrum II

By Senza categoriaNo Comments

Dal blog di Simone Moro “Ce l’abbiamo fatta: alle 11.28 siamo arrivati in vetta al Gasherbrum II in invernale e siamo i primi. E’ stata durissima, ma io, Denis e Cory ce l’abbiamo fatta. Ora stiamo scendendo velocemente alla tendina a 6900, poi vi aggiorneremo. Simone”

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Movimenti immaginari

By PensieroNo Comments

Non ho certezza di questa cosa ma un forte dubbio che io non ti interessi per niente. Non voglio neanche evitare di prendere in considerazione l’idea che tu possa essere una persona molto timida. Tutto questo unito al fatto che potrei esserlo pure io mi porterà tra poco a fare una grandissima figura di merda. Per cui… Nel caso, intendo… Va beh, stammi bene.   Ora vorrei che per qualche secondo ci si sforzasse di rileggere consapevolmente (cioè con la consapevolezza del ruolo di se stessi nella vicenda, ruolo con cui si sono appena appunto lette queste righe), con gli occhi dell’altro protagonista. Ci si allinei quindi alla sua traiettoria ottica (qualunque delle due essa sia), ci si abitui per un attimo alla rotazione della prospettiva, alla variazione degli assi, al disorientamento, all’affanno. Se riuscite ad immaginarlo siete bravi, complimenti. Se lo fate abitualmente, siete adorabili. Se non ci provate…

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