Regole

By 14 Luglio 2010Pensiero

Non ci credo.
Non che non creda nella società, ma non credo che esistano delle regole fisse, definite, scritte.
Possono esistere le regole giurisprudenziali, formali, quelle che mi permettono di “legalizzare” (che brutto concetto e che brutta parola) la nascita di un figlio. Perché ogni singola regola è controvertibile, fragile, reversibile.
La regola vera sta scritta dentro al mio cuore.
Ufficializzare (nuovamente una pessima parola) la presenza di un figlio con un atto, con un editto, mi sembra qualcosa di cinico, di strumentale.
Vorrei come prima cosa il SUO di bene. Allora farei tutto e solo quello di cui LEI ha veramente bisogno, il resto, cioè ciò di cui IO ho veramente bisogno (che non è e non deve essere assolutamente secondario, perché io come genitore posso e devo essere il miglior genitore possibile, e per fare questo ho necessariamente bisogno di stare bene) passa assolutamente prima da me stesso.
Provo a spiegarmi, se diventare “famiglia” è un passo fondamentale per il bene di tua figlia, che le possa garantire anche da un punto di vista pratico una maggiore serenità di fronte al futuro, e tu percepisci questo passo come solo utile a lei per il suo futuro (e quindi utile a te perché ti rende più serena per questo), domandati quali sono allora le regole fondamentali per essere davvero famiglia, per stare bene sul serio in più di due.
È un confine sottile ma totalizzante per una scelta di vita, intesa come modalità con cui prendo atto della vita, della mia vita.
Questa linea sfumata tra il mio bene e il bene di mio figlio è la più grande partita che un genitore è chiamato a giocare; il riuscire a discernere le mosse che passano da una parte all’altra di questo confine sta nella coscienza di una persona eletta.

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